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Il disperato appello di Paolo Brasola, il fondatore di Radio City Milano: vendo un rene per sopravvivere
L'incredibile e triste vicenda dello Zio Dany, uno dei pionieri della radiofonia milanese Massimo Emanuelli, giornalista e curatore del noto sito Storia Radio Tv.it c'informa della seguente, incredibile, vicenda.
Paolo Brasola (foto d'epoca) è nato a Padova il 24 maggio 1944. Giovanissimo arriva a Milano, dove frequenta un istituto tecnico per ragionieri che lascia per dedicarsi alla musica. A 18 anni firma il suo primo contratto con la Jolly del gruppo Saar. Lì conosce Nicola Di Bari, Fausto Leali, Remo Germani e firma il suo primo singolo Judy, con il nome d’arte di Paolo Dany, vendendo 10.000 copie. Dopo la parentesi come cantante, a 27 anni lavora per Sandro Celentano, il fratello di Adriano ed apprende i primi rudimenti per diventare produttore ed editore musicale. Infatti, dopo tre anni di tirocinio, apre a Milano, in Galleria del Corso, 4, la Texas Music edizioni musicali. Nel 1975, visto che la vita del musicista è fatta di alti e bassi, decide di fondare una Radio. Non sapendo da dove cominciare, compra la rivista “Millecanali” e leggendo note tecniche di antenne e trasmettitori, conosce un certo Gobbi, tecnico di Monza, che gli fa un preventivo: per installare 20 watt con antenna, il costo è di lire 1.200.000. Il problema è che Paolo ha solo 300.000 lire; ma la voglia è tanta e quindi il nostro si accorda fatto per pagare il tutto un pò per volta. Cosi, nel settembre 1975, dalle 21 a mezzanotte si incomincia a sentire, sugli 87,600 MHz, a Milano ed in gran parte della Lombardia (l'etere era libero), un certo Zio Dany, che rallegra mamme e bambini con un programma chiamato “Bazaar Music”. E' il 15 di settembre 1975: è nata Radio City Milano. Grazie all’apporto della radio, zio Dany mette in marcia la Texas Music, che di lì a poco organizza concorsi musicali e spettacoli per bambini. Zio Dany, inoltre, compone canzoni che canta alla radio per assaggiare preventivamente il gusto del pubblico ("Era la ragazza per me"; "Non so più che cosa fare", sono alcuni titoli, oltre a "Canterò, sognerò", cover di una nota canzone country).  Conoscendo per caso il maestro Minerbi, Brasola compone insieme a lui una colonna sonora per un film spaghetti western: “Una pistola per 100 croci”. I jingles di Radio City Milano sono molto semplici ed accattivanti e, cosa inusuale per i tempi, vengono pure acquistati da un produttore giapponese per fare da contorno in una compilation di cantanti del sol levante. Giochi a premi con i radioascoltatori, telefoni aperti ed altre iniziative fanno il successo dell’emittente (strategica anche la sede in Galleria del Corso 4, nello stesso palazzo delle maggiori case discografiche; qualche anno dopo anche Radio Studio 105 vi si trasferirà). Lavorano a Radio City: Lilliana Feldmann, Evelina Sironi, Franco Romeo, Roberto De Simone, Carlo Finzi, Memo Remigi, e, per un breve periodo, chi scrive. Fra le voci ancora note: Giovanni Savarese (poi a Cnr) e Roberto Ferrari (poi a Radio Dee Jay).  Il 19 ottobre 1985, al teatro di Porta Romana, Radio City festeggia i suoi dieci anni di vita con lo spettacolo Radio City Show ’85, gara canora per ragazzi presentata da Tony Martucci. Ogni dj partecipa in qualità di attore, interpretando cosa succede alla radio dal mattino alla sera. E’ uno degli ultimi momenti di gloria di questa storica radio milanese. L’avvento dei network, la legge Mammì e la successiva moria di emittenti locali, cambiano il modo di fare radio. Nel 1990, dopo 15 anni di attività, Paola Brasola, che oltre ad essere il proprietario è uno degli animatori e responsabile della pubblicità, della creazione di jingles e di spot, avverte la stanchezza e dopo molti anni di lavoro decide di vendere la stazione. Acquirente della radio è una società che vende registratori di cassa. Con la nuova gestione Radio City sopravviverà poco tempo, ma dalle sue ceneri nascerà CNR (Channel News Radio).  Con i soldi ricavati dalla vendita della radio, Brasola decide di tornare alla musica, la sua innata passione. Così, a Madrid fonda un’etichetta discografica che chiama Arena Music, ma che, con la crisi della musica (anche in terra iberica), chiuderà nel giugno 2008. Due mesi dopo, Paolo Brasola rientra in Italia e con gli ultimi risparmi (6.000 euro) apre a Bologna una giovane etichetta, la Marina Record. La crisi economica, però, spesso non perdona chi apre un’attività in questi tempi duri. Così, con due progetti nel cassetto Paolo può soltanto sperare.  Grazie ad internet Brasola è entrato in contatto con alcuni dei suoi vecchi ascoltatori e collaboratori (oggi nel mondo del giornalismo) e con la cantante Natalie Cole (figlia del grande Nat King Cole). Natalie Cole, purtroppo, si trova in ospedale e cerca un donatore di rene. Paola Brasola contatta via email la casa discografica della cantante offrendo, dietro compenso, un suo rene. Con il guadagno che deriverà dal trapianto egli potrà pagare l’affitto arretrato evitando lo sfratto della sua impresa; il restante denaro sarà devoluto in beneficenza per i bambini poveri del Sudan.  Coraggio Paolo, coraggio Zio Dany, ti ricordiamo in uno dei vecchi jingle di Radio City: “Siamo ancora noi, ancora noi di Radio City, dimenticare puoi tutti i problemi tuoi se Radio City ascolterai”. (Massimo Emanuelli per NL)
11/02/2009 18:23
 

Brasola (Radio City): ecco il suo brio, non dimenticato.

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