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Caso Sallusti. Depositata la sentenza della Cassazione: giornalista ha spiccata capacità a delinquere, non esiste diritto di mentire. Gravità fatti giustifica carcere

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23/10/2012 17:44
 
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La tutela della libertà di espressione passa anche dalla commisurazione della sanzione pecuniaria inflitta ai giornalisti condannati al risarcimento.
Se si parla di diffamazione, Facebook e i social non sono assimilabili alla stampa ma vanno considerati come mezzo di pubblicità: così stabilisce una recente sentenza della Cassazione.
Il mutevole evolversi della coscienza sociale e il proliferare di mezzi di comunicazione di massa (tra cui anche quelli telematici) pongono il problema concernente l'individuazione del ruolo dell’informazione e dei limiti di liceità della stessa, ove potenzialmente lesive della reputazione altrui, nel contemperamento dei diritti del singolo alla diffusione di notizie che, seppur veritiere, potrebbero mettere in pericolo il valore dell’onore, tutelato dalla Carta Costituzionale, e dell’interesse pubblico alla diffusione di notizie di rilevanza pubblica.
Nessun sequestro civile preventivo di giornali online nel caso di pubblicazioni sospette di diffamazione; non è neppure ammissibile l’ordine di cancellazione o di oscuramento di una o più pagine di stampa di testate telematiche, tramite il ricorso all’azione inibitoria ex art. 700 c.p.c.
I diritti derivanti dalla libertà di stampa sancita dalla Costituzione, valgono anche per i periodici online che, dunque, non posso essere sequestrati in caso di notizie diffamatorie, al pari dei loro equivalenti cartacei.