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Digitale terrestre, Lazio: è caos completo tra switch-over, ricanalizzazione banda III, Europa 7 e DAB
Si sa, ma non si dice. Però noi lo diciamo lo stesso: a Roma regna la confusione più completa. A pochi giorni dallo switch-over laziale non sono stati ancora convocati i tavoli tecnici regionali; i trasmettitori del DAB-T devono sloggiare per consentire la ricanalizzazione della banda III VHF, che ha il doppio fine di adeguarla al Piano di Ripartizione delle Frequenze europeo e di far posto a Europa 7, cui è stato destinato il nuovo canale VHF 8 (soluzione che, presentata come la panacea del caso Di Stefano, pare ora mostrare più controindicazioni che vantaggi). Se ciò non avverrà, l'emittente nazionale fantasma (di cui in verità da qualche mese non si parla più) non potrà iniziare le trasmissioni nel preventivato mese di luglio e il suo editore avrà un motivo in più per chiedere l'ennesimo risarcimento allo Stato, nuovamente inadempiente. Però gli operatori di rete del digitale radiofonico non ci stanno a mollare il certo (si fa per dire) per l'incerto (in Italia si sa quello che lasci ma non quello che trovi, sempre se lo ritrovi; soprattutto in tema di frequenze). Quindi di sloggiare dall'attuale allocazione non vogliono nemmeno sentir parlare e minacciano guerra giudiziale. Anche RAI ovviamente dovrebbe risintonizzare i canali VHF, ma per tutta una serie di motivi c'è il rischio che l'attività non venga conclusa entro il termine dello switch-over, creando un intoppo non indifferente per l'utenza. Insomma, Romani (MSE-Com) giura che tutto va bene e il sistema televisivo è sotto controllo, stringendo la mano a Calabrò (Agcom) per garantire un futuro di collaborazione piena tra i due enti delle comunicazioni. Ma fuori dalle ovattate aule di Viale America il mondo reale si attende lo tsnumani digitale.
09/06/2009 20:40
 

Parole sante

In effetti il Lazio dovrebbe essere il primo vero banco di prova. Romani è una presenza assente che non si degna di dare informazioni veritiere sullo stato di avanzamento del processo di digitalizzazione, tanto le frequenza del suo signore e padrone sono già stata assegnate come quelle di RAI e delle altre nazionali. Certamente rimarrà alla finestra a vedere i locali azzuffarsi per le ultime briciole. Non mi stupirebbe se nella stanza dei bottoni avesse fatto esternazioni del tipo "o digitale o morte (per le locali".
E che dire poi della Campania, chissà come avranno intenziomne di affrontare i problemi dei canali fuori banda? Siamo certi che, giusto per fare un esempio, elimineranno dalla circolazione tutte le emittenti  che hanno utilizzato sino ad ora un canale 70? Avete idea di quante piccole emittenti sono in mano alla camorra? Vediamo se il buon Romani sarà in grado di fare piazza pulita o se - come sempre è stato dalla notte dei tempi della politica - salterà fuori il compromesso e verranno assegnati canali alternativi. E' un tema su cui riflettere secondo me.
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