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Digitale terrestre, switch-off Lazio: annunciati almeno una decina di ricorsi al TAR. Boom di accessi a questo periodico
Si chiude una giornata campale per il digitale terrestre. Da oggi Roma è la prima metropoli europea all-digital. O almeno dovrebbe esserlo. Perché, infatti, moltissime sono le famiglie oscurate dalla televisione per tutta una serie di motivi.
I principali sono in conseguenza del fatto che parecchi utenti non sono equipaggiati col decoder (altro che 90% di famiglie digital-ready!) o non sono in grado di impiegarlo. Una quota consistente lamenta invece la perdita dei programmi preferiti (diversi dai 6 principali) per via della mancata riattivazione in DVB-T dei trasmettitori analogici disattivati alle 10.00 di oggi. In tanti soffrono i problemi dei conflitti di attribuzione dei numeri LCN, che, qualora affidati alla risoluzione automatica da parte dei decodificatori, spediscono uno dei due programmi in fondo alla lista, in pratica smarrendolo. Molti poi sono gli utenti che, per non saper né leggere (i manuali dei DTT), né scrivere (le proteste), hanno optato per l'installazione delle parabole satellitari (vanno a gonfie vele gli abbonamenti di Sky; ma non si lamentano nemmeno a Tivùsat, seppur si stia creando qualche problema di cannibalismo, trattandosi di sottrazione di utenza DTT). Lo switch-off continuerà fino al 18 novembre in tutti i comuni della provincia di Roma e in alcuni delle province di Latina, della Sabina e della Ciociaria. Dal 19 al 21 novembre il passaggio verrà effettuato a Frosinone e nel resto della provincia, mentre tra il 23 e il 24 novembre a Rieti e provincia. Completeranno il quadro, dal 25 al 30 novembre, il sud pontino e le Isole Ponziane. Intanto, diverse emittenti locali hanno annunciato ricorsi al TAR contro assegnazioni di diritti d'uso per le frequenze digitali avvenute su base interferenziale (oggi almeno dieci società hanno evidenziato tale intenzione a questo periodico, che ha avuto un boom di accessi, superando il massimo storico - cfr. grafico a lato). E' successo, infatti, che, per accontentare il maggior numero di soggetti richiedenti, il MSE-Com ha assegnato la stessa risorsa frequenziale ai più soggetti in bacini radioelettricamente incompatibili, con la conseguenza che le interferenze presenti in analogico si sono riproposte (o si riproporranno) in maniera speculare (o in alcuni casi si teme addirittura peggiore). Ricorsi al giudice amministrativo (o al Presidente della Repubblica) sono altresì annunciati contro l'assegnazione di più multiplex ai medesimi soggetti o per il numero eccessivo di reti MFN assentite a RAI (che avrebbe addirittura la pretesa di effettuare collegamenti in banda in aree non remote!), nonché per il dividendo digitale (5 reti DVB-T oltre ad una per il DVB-H ,che avrebbe dovuto essere considerata ipotesi eventuale). Insomma, i sudori freddi di Paolo Romani erano pienamente giustificati. E siamo solo all'inizio.
 
16/11/2009 22:47
 
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