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DTT, dividendo esterno (61/69 UHF), sospensione decreto da parte di TAR Lazio. FRT: se non c'è dialogo il rischio ricorsi aumenta sempre di più
I provvedimenti cautelari (n. 1.130, 1.131 e 1.132) con i quali il Tar Lazio ha sospeso il decreto 23/01/2012 del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, avente ad oggetto l’attribuzione delle misure compensative finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze nella banda 790-862 MHz (canali 61-69) non hanno colto di sorpresa gli addetti ai lavori, anzi erano facilmente prevedibili.
La sospensione è stata disposta fino all’udienza di trattazione collegiale del 18/04/2012 nella cui sede il provvedimento cautelare potrà essere confermato, modificato o revocato. In merito alla problematica dei canali 61-69 l'Associazione Tv Locali FRT ha evidenziato, in un comunicato diffuso la scorsa settimana, come la sospensiva abbia fatto emergere in modo chiaro l’erroneità di alcune scelte normative operate in ordine alla transizione al digitale terrestre, anche a prescindere dalle specificità del Decreto 23/01/2012, che, peraltro, a causa del relativi tecnicismi, si è rivelato inattuabile in molte fattispecie concretamente esistenti. L'Associazione Tv Locali ha inoltre fatto presente che a fronte di una situazione assolutamente incerta di disponibilità frequenziali non sono state ancora rese note le modalità per l’assegnazione definitiva dei diritti di uso nelle regioni già digitalizzate al 31/12/2010. Venerdì scorso il Ministero ha disattivato il sito internet dedicato alla presentazione delle domande da parte dei soggetti interessati alla dismissione volontaria delle frequenze in quanto scaduti i termini per la presentazione delle stesse. I provvedimenti cautelari del TAR Lazio, seppur provvisori, sono anche figli della scelta del Ministero di non voler condividere, con le emittenti e con le associazioni di categoria, il processo di dismissione delle frequenze. Per il Presidente della FRT, Filippo Rebecchini, "le decisioni normative che impattano su un intero settore vengono generalmente condivise attraverso il procedimento della consultazione pubblica, con il quale è possibile trovare, avvalendosi del contributo di tutti i soggetti partecipanti, soluzioni, anche tecniche, caratterizzate dal più ampio consenso possibile, anche con l'intento di ridurre al minimo, in quanto ciò non può essere completamente eliminato, i rischi di ricorsi giudiziari. Nel caso del decreto di liberazione delle frequenze, purtroppo, ciò non è stato fatto. In un clima esasperato - continua Rebecchini - dalla situazione di pesante crisi di sistema delle tv locali sarebbe auspicabile la ripresa del dialogo tra le Associazioni di Categoria e le Istituzioni. Se ciò non avverrà dovremo abituarci, e non stupirci, a numerosi ricorsi al TAR". (M.L. per NL) 
 
05/04/2012 08:14
 

Questa sembra perlomeno un'asta incerta, se non una mezza truffa

Prima o poi qualcuno dovrà tirare le somme e far ordine nell'etere italiano (e lombardo). Si rischia di vendere risorse frequenziali che esistono solo sulla carta. Prima di qualsiasi asta si dovrebbe terminare la riassegnazione dei canali locali alle tv che oggi si trovano sulle frequenze 60/69 o provvisorie ex BC e risolvere la questione degli ex canali DVB-H. Forse ci si renderebbe conto che anche nella migliore ipotesi non ci sono abbastanza risorse per pensare a un'asta o a un'assegnazione gratuita. Siamo di fronte a tre situazioni differenti: 7 canali VHF (E5-E11), 28 canali UHF di utilizzo a lungo termine (E21,E49), 10 di utilizzo limitato a 5/6 anni (E50-E60). Se vale ancora il principio di riservare un terzo della capacità trasmissiva alle reti locali, sarebbe equo distribuirlo nelle tre bande frequenziali suddette e avremmo (in lombardia): VHF (2 frequenze per Rai1 MFN, 1 per Rai DVB-T2, 1 per Europa 7 Dvb-T2, 2 alle locali provinciali e l'ultima frequenza a un operatore nazionale che volesse sperimentare il DVB-T2 o ancora alle locali); UHF lungo termine riservata agli operatori storici, 20 mux nazionali(4 RAI, 4 Mediaset, 3 Telecom, 2 Espresso, 1Dfree, 1 Retecapri, 1 La 3, 1 7 Gold, 1 TV italia, 1 Canale italia, 1 TLC), 8 regionali (Esempio lombardia: 2 Mediapason, 1 Telestar, 1 Telenova, 1 Studio1, 1Telecolor, 1 Espansione TV, 1 Videostar); UHF a termine 3 nazionali nuovi entranti ad asta (Mediaset e Telecom possono partecipare all'asta in virtù della frequenza DVBH restituita), 7 mux locali (1 Rete 55, 1 Più Blu, 1 TRStv, 1 La 9, 1 Telesolregina, 1 Telesettelaghi, 1 Sediv). In questo scenario alcune tv interregionali e regionali rinuncerebbero a frequenze doppie in cambio di status di operatore nazionale o copertura regionale: (Es. Lomb.: Canale 6, Italia 8, Videostar 2, Telepace, Primarete, Telemilano, Crema tv/LombardiaTV, La 6, editrice E 21...). Per il VHF resterebbero comunque parecchi operatori da sistemare, anche tramite consorzi: Ditv/telepace/Videobergamo, Tbne, Teleserma, Telelibertà/Bergamo tv/Teletutto. Tn questo scenario molto ottimistico di tv locali consorziate e altre sia locali che nazionali che rinunciano a frequenze restano giusto tre frequenze da mettere a gara. Come può il governo sperare di liberarne il doppio? Meglio attendere e mettere all'asta una alla volta le frequenze che dovessero risultare libere senza alcun dubbio.

Bruno

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