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DTT. Il Piano frequenze Agcom che preoccupa le locali e rischia di far saltare lo switch-off della cd Grande Lombardia
Bufera tra le emittenti televisive locali del Nord Italia dopo la pubblicazione del Piano d’assegnazione delle frequenze digitali (rivisto e corretto da Agcom) in vista dello switch off del prossimo 15 settembre.
Il controverso Piano traccia i criteri generali d’assegnazione, in attesa che, una volta positivizzatosi nell'ordinamento con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il  MSE-Com, previa convocazione dei tavoli tecnici congiunti con Agcom e gli operatori, possa procedere all’assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze ai network provider sul DTT. Ma tutto il meccanismo potrebbe essere bloccato dagli organi di giustizia amministrativa che saranno aditi dalle tv locali, del tutto insoddisfatte delle risorse che, per esclusione, il PNAF ha riservato loro. Nel merito, le rappresentanze degli operatori fanno sapere che il Piano sarà impugnato, anzitutto, perché non pare riservare la quantità di frequenze di spettanza delle tv non nazionali (1/3 di quelle disponibili). Eppoi, la qualità tecnica dei canali sarebbe oggettivamente inferiore a quella delle nazionali, tenuto conto che, tolte le assegnazioni agli operatori (nazionali) esistenti e la quota del dividendo da mandare a gara, quel che resta è in gran parte ancora da coordinare a livello internazionale (i canali di impiego non locale sono invece tutti coordinati con gli stati confinanti). E siccome i nostri dirimpettai ci hanno già fatto capire che di regali non intendono farcene, ne consegue che le frequenze condivise (cioè utilizzate da entrambi i paesi) saranno fortemente limitate nel loro utilizzo concreto. Ed è inutile sperare che i coordinamenti internazionali si concludano entro l'estate: non siamo riusciti a sistemare le frequenze radiofoniche di confine in 20 anni e pretendiamo ora di farlo in 60 giorni? I tempi stringono anche per quanto concerne altre due questioni vitali per le stazioni locali: quella relativa al logical channel numbering (LCN), il cui sistema di regolamentazione dovrebbe essere più che tardivamente adottato da Agcom entro il 20 luglio e i tavoli tecnici per lo switch-off che decorrerà dal 15 settembre (per l'Area Tecnica 3). A riguardo di questo ultimo aspetto, posto che il nuovo Piano d’assegnazione è giunto, all'evidenza, troppo tardi, è improbabile che si riesca a convocare consessi seri entro la metà del mese di luglio: disporli in fretta e furia sarebbe infatti visto come l'ennesima formalità adottata solo per evitare di sbattere brutalmente in faccia alle locali un'assegnazione già stabilita a priori. Quindi, immaginando dei tavoli convocati tra la terza settimana di luglio e la prima di agosto, conseguirebbe un'assegnazione delle frequenze per la seconda, terza settimana di agosto. Troppo tardi per ordinare gli apparati per le frequenze corrette, riceverli ed installarli; con la conseguenza che molte emittenti (e l'utenza) rischierebbero un black-out di giorni o addirittura settimane, con disastrose conseguenze economiche ed editoriali. E se in Lombardia molte emittenti hanno già impugnato avanti ai giudici amministrativi numerosi provvedimenti ablativi dell'Ispettorato Territoriale per la Lombardia del MSE-Com (al centro di dure contestazioni in questi giorni), che si riflettono sui masterplan (gli elenchi degli impianti che dovranno essere switchoffati da settembre), anche in Veneto, dove la migrazione prenderà il via tra il 15 ottobre e il 15 novembre, gli editori sono sul piede di guerra e preparano i ricorsi al TAR del Lazio (che ha competenza esclusiva sul PNAF), al quale chiederanno la sospensione del procedimento attuativo per poter giungere ad un'assegnazione delle frequenze condivisa. Secondo gli operatori veneti, di fatto, Agcom avrebbe escluso ventisette emittenti dall’assegnazione delle frequenze, posto che in Veneto e Friuli i canali concretamente utilizzabili sarebbero in tal numero invece dei 55 delle altre regioni. E ciò a causa degli accordi presi in occasione della Convenzione di Ginevra del 2006, che ha assegnato 28 canali a Croazia e Slovenia. Sicché, considerato che le restanti frequenze coordinate saranno assegnate a operatori nazionali (esistenti o futuri), alle emittenti locali rimarrebbe poco o nulla. “Il PNAF è in pieno contrasto con la legge 249/1997 e con le successive delibere firmate dall’Agcom, che assegnano un terzo delle frequenze pianificabili alle emittenti televisive locali - sostiene Thomas Panto, editore di Antenna 3 Nordest -. Significa che sulle 27 frequenze destinate all’Italia per le aree tecniche 6 e 7, cioè relative a Veneto e Friuli, nove dovrebbero andare alle tivù locali e invece risultano tutte affidate alle reti nazionali”. Panto ha stretto un accordo con Galante, editore di 7Gold Telepadova e Jannacopulos, patron di Rete Veneta, per presentare un ricorso (pare) congiunto all'Autorità di giustizia amministrativa perchè venga concretamente ripristinata la riserva (sostanziale e non solo formale) di legge alle locali di un terzo delle frequenze pianificabili nelle Aree Tecniche 6 e 7. Se il ricorso fosse accolto in sede cautelare, sarebbe inevitabile, a quel punto, un ritardo nello switch-off in queste regioni, tradizionalmente vicine all’emittenza locale. Sulla questione è intervenuto anche il neo governatore veneto Luca Zaia, cui è stato chiesto di supportare la causa delle locali. “Vigileremo sul passaggio al digitale terrestre e difenderemo le tivù locali che per noi sono servizio pubblico”, ha annunciato Zaia, sostenendo l’intenzione di costituirsi ad adiuvandum nei giudizi promossi dalle emittenti locali nel caso in cui fosse accertata una penalizzazione economico-culturale per la Regione Veneto. (G.M. per NL)
02/07/2010 16:05
 
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