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DTT, le tv locali protestano contro il Governo a Roma il 1° febbraio 2011
Aeranti-Corallo e l'Associazione Tv Locali FRT comunicano di aver organizzato per martedì 1 febbraio 2011 alle ore 10.45 presso la Residenza di Ripetta in via di Ripetta n. 231 a Roma (nei pressi di piazza del Popolo) un incontro per rappresentare la protesta delle imprese televisive locali relativamente alle recenti norme che penalizzano il comparto cancellando il pluralismo e la libertà di impresa nel settore televisivi.
Questo il manifesto dell'iniziativa "Le tv locali per il pluralismo e la libertà d'impresa". "La transizione al digitale terrestre televisivo avrebbe dovuto, tra l’altro, favorire lo sviluppo del pluralismo e della concorrenza nel settore, consentendo il superamento del sistema oligopolista che ha caratterizzato la fase delle trasmissioni analogiche. In realtà, nell’attuale situazione, le imprese televisive locali non hanno alcuno spazio di sviluppo e, conseguentemente, stanno rischiando il definitivo tracollo. In particolare: a) il comma 8 dell’art.1 della legge 13 dicembre 2010, n.220 prevede che nove delle ventisette frequenze appena assegnate alle tv locali sulla base della pianificazione della Agcom (e precisamente, i canali 61-69 uhf) vengano destinate ai servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda. In tal modo i già ridotti (e, inadeguati sotto il profilo qualitativo) spazi frequenziali per il settore televisivo locale verranno ulteriormente ridimensionati in modo molto drastico. A parere di Aeranti-Corallo e della Associazione Tv locali Frt , in base alla normativa vigente le risorse frequenziali per la larga banda avrebbero dovuto essere reperite per 2/3 (6 frequenze) dalle tv nazionali e per 1/3 (3 frequenze) dalle tv locali. Le scelte operate appaiono ancora più inaccettabili se si considera che, contestualmente, stanno per essere assegnate, senza alcun onere, una serie di frequenze ad alcuni operatori nazionali sulla base del beauty-contest di cui alla delibera n. 497/10/CONS della Agcom. b) il comma 11 dell’art.1 della citata legge 13 novembre 2010, n.220 prevede l’introduzione attraverso un regolamento ministeriale di nuovi ulteriori obblighi per gli operatori di reti ai fini, tra l’altro, “della valorizzazione e promozione delle culture regionali o locali”. Tale norma, che comporta un rilevante appesantimento degli obblighi e degli adempimenti a carico del comparto televisivo locale, apre anche la strada all’introduzione del divieto per gli operatori di rete in ambito locale di veicolare contenuti nazionali, con evidenti conseguenze sul pluralismo e sulla concorrenza nel settore. Un divieto in tal senso, costituirebbe infatti una insostenibile limitazione dell’attività dell’operatore di rete in ambito locale, in pieno contrasto con i principi generali della tv digitale che distinguono la figura del fornitore di servizi di media ( responsabile editoriale del palinsesto) da quella di operatore di rete ( responsabile degli impianti di telecomunicazione attraverso i quali vengono diffusi i palinsesti). c) Non è stato ancora emanato il provvedimento per equiparare i diritti amministrativi e i contributi dovuti dalle imprese per le trasmissioni televisive digitali terrestri ai canoni per le concessioni analogiche (uno percento del fatturato)".
26/01/2011 15:53
 

E i fornitori di contenuti?

Cara redazione di Newslinet, rappresento un associazione già autorizzata dal Ministero ma sprovvista di lcn. Si possono avere maggiori informazioni a riguardo? Capisco che la situazioni degli operatori di rete non è semplice, ma sicuramente se si vuole aumentare il pluralismo e non ricadere nella oligopolia anche delle emittenti locali i fornitori di contenuto devono essere legittimaiti. Immaginate queste grandi tv locali che per 30 anni hanno avuto il privilegio di essere le uniche presenti sul territorio... non credete che le stesse abbiamo generalizzato l'informazione e abbiamo creato dei rapporti con il tessuto sociale per cui si porta avanti una posizione favorevole alla propria attività piuttosto che un'altra? Sono i fornitori ad essere una voce nuova ed in più per aumentare il pluralismo ma al momento non vengono per nulla considerati. Con ciò non voglio significare che non sia corretto procedere con un ordine piramidale, ma in Campania ci sono quasi 90 fornitori di contenuti che hanno già investito denaro in attrezzature e preparativi ed ora si vedono affidati al fatto che sarà deciso da una norma che ancora non è stata realizzata. Parlo a nome di migliaia se non di milioni di euro investiti in tutta Italia da medie e piccole emittenti locali perchè illuse di poter trasmettere dopo aver ottenuto l'autorizzazione che attualmente non è nulla più che un numerino di attesa. Siamo in fila e chi avrà fortuna trasmetterà..... Vi pregherei di indagare e non sottovalutare quest'altro aspetto che viene trattato veramente poco....

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