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DTT, nodi al pettine di una pianificazione a spanne: anche la Slovenia si lamenta dei disturbi italiani alle sue frequenze
Pochi giorni fa avevamo riportato la denuncia che il ministro degli Esteri croato, Gordan Jandrokovic, aveva ufficialmente presentato al suo omologo Frattini per l’indebito ratto di canali tv che le autorità italiane avevano provocato assegnando frequenze in contrasto con gli accordi di Ginevra del 2006.
Come ricordato in quella occasione, al contrario delle 55 frequenze disponibili per ogni regione, Friuli e Veneto ne avevano avute a disposizione solo 27, cioè un numero appena sufficiente a soddisfare l'infinito appetito dei superplayer nazionali. Le 28 frequenze mancanti in ognuna delle due regioni avevano una ragione tecnica: l'assenza di schermature orografiche verso la Croazia e la Slovenia, che quei canali avevano ricevuto a Ginevra con l'impegno, speculare, di non utilizzare le 27 attribuite all'Italia. Ora, dal momento che la decisione di acconsentire che le tv nazionali facessero bottino pieno aveva provocato l’ira degli operatori locali esclusi, lo Stato italiano – dando un colpo al cerchio e uno alla botte – aveva lasciato che queste occupassero lo spettro spettante alle nazioni confinanti, pur in coscienza di incorrere in una violazione delle disposizioni dell’Unione internazionale per le Tlc (UIT). Con gli effetti ormai noti: dai e dai, le nostre vicine hanno sbottato e, dopo la denuncia croata, sono arrivati anche i primi malumori dalla Slovenia. Da quanto si evince dai forum specializzati (Digital Forum in primis), infatti, il tg di Tv Koper Capodistria avrebbe mandato in onda un servizio in cui si denunciavano i disturbi italiani alle frequenze slovene, dovuti, appunto, all’accaparramento di spettro da parte di emittenti locali di casa nostra, con il placet del governo. Il servizio avrebbe esplicitamente definito il comportamento italiano come “arrogante” e privo di rispetto verso gli accordi internazionali, sottolineando che sarebbero già centinaia, al momento, le segnalazioni all’APEK (l’autorità per le comunicazioni elettroniche slovena) per violazioni avvenute nella zona di confine. Non si tratterebbe, secondo i nostri confinanti, di un semplice debordo naturale dei segnali, ma di volontari sconfinamenti. Una situazione potenzialmente esplosiva in termini di relazioni internazionali e sicuramente pericolosa per l'immagine italiana già compromessa dalle vicende politico-giudiziarie che tutto il mondo conosce. E un'irritazione comprensibile: immaginatevi cosa sarebbe successo in Italia se Croazia e Slovenia avessero deciso di utilizzare sulla linea di confine (quindi con riverberazioni interne al territorio sovrano per molte decine di km) le 27 frequenze assentite dall'UIT all'Italia per consentire ad un numero di operatori superiore al previsto di operare comunque, oscurando i programmi principali "del" nostro paese "nel" nostro paese. Il comportamento scorretto dell'amministrazione italiana è stato sottolineato anche da un pungente commento pervenuto tre giorni fa al nostro articolo, con cui un lettore aveva osservato come Slovenia e Croazia rispettassero “scrupolosamente gli accordi di Ginevra”, al contrario delle televisioni italiane, defraudate delle loro frequenze e costrette, pur di sopravvivere, a occupare quelle spettanti ad altri Paesi su autorizzazione di un governo “finto tonto, perché non sa cosa dire alle tv locali”. Lo stesso lettore aveva risposto indirettamente al post di un utente marchigiano che sul blog Tom’s Hardware si lamentava del fatto che molte emittenti locali di quella regione erano “imbufalite” con le corrispettive croate per via della sovrapposizione del segnale. “La Croazia – scriveva il lettore - ha sempre e solo usato frequenze regolarmente assegnate. Se poi nelle Marche emittenti nazionali o locali hanno usato le stesse frequenze, la colpa non è della Croazia”. (G.M. per NL)
13/02/2011 22:01
 
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