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DTT: Petraroia (Pd), emittenti locali a rischio dopo gli switch-off
Dopo il passaggio dal segnale analogico al digitale terrestre, le ''emittenti radiotelevisive locali sono a rischio chiusura''. Lo afferma il consigliere regionale del Pd, Michele Petraroia, in una nota inviata ai prefetti di Campobasso e Isernia, al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e al presidente della Regione, Michele Iorio.
''La confusione che si e' determinata nel passaggio al digitale terrestre - afferma - mette a rischio il futuro delle emittenti televisive locali molisane aggredite selvaggiamente da competitori esterni''. (ANSA)
28/05/2012 09:26
 

Consorzi nazionali e asimmetrie dell'etere italiano.

E' un momento particolare per l'etere italiano. Molte attese si sono accumulate, la fine dello switch off, il passaggio delle frequenze 60+ alla telefonia con relativo terremoto sulle locali, l'assegnazione dell'ex gara di bellezza oggi-non-so-cosa, la conversione dal DVB-h al DVB-t e quella dal DVB-t al DVB-t2. Il periodo della prossima estate sarà per molti un'ennesima rivoluzione. In questo scenario però si nota una curiosa asimmetria: mentre da una parte nascono per legge dei consorzi obbligatori (che permetteranno alle tv locali di comprimersi a fronte di una notevole riduzione di banda) contemporaneamente dall'altra parte si ha una prevedibile espansione di alcuni gruppi nazionali (Rai attiverà un mux sperimentale DVB-T2, Mediaset non esclude di partecipare all'asta per una nuova frequenza e convertire il proprio mux DVB-h in DVB-t, La tre pure, TVItalia potrebbe ottenere la sua agognata frequenza nazionale, poi ci sono le altre frequenze all'asta e il riordino/ottimizzazione dei mux. Poniamo che il problema attuale delle locali sia la troppa offerta di qualità "nazionale" offerta dal solito oligopolio... In pratica Le tv locali, anche quando fanno bene e investono, devono competere con una quantità di canali ale da veder fortemente ridotta la propria visibilità: se prima erano 1/30 dell'offerta ricevibile, oggi sono 5/300 e dopo i consorziamenti si ridurranno a 1/300. La proporzione peggiorerà, poichè a fronte di una riduzione dei canali locali (ok, spesso televendite, doppioni e altri inutili) ci sarà un aumento dell'offerta nazionale. Rai: potrà partire col suo mux DVB-t2 con contenuti in HD. Mediaset: riorganizzando i suoi mux potrà portare la sua offerta di canali ora in affitto presso altri ad avere una copertura completa del territorio. Avrà poi come minimo un Mux in più (due o tre se affitta da amici fidati) con cui ampliare l'offerta pay o passare all'alta definizione visto che loro stessi non saprebbero quali altri canali lanciare con profitto. Telecom: lo spazio liberato dai canali mediaset sarà affittato o utilizzato per altri canali. ReteA: Stesso discorso di Telecom, considerando poi che sono già ora mezzi vuoti. Dfree: Un'altra frequenza all'asta? E se il nuovo regolamento permettesse di cedere le concessioni a terzi riceverebbe in dono anche un'eventuale mux Mediaset. Per quel che riguarda Retecapri ed Europa 7 HD il discorso è ben diverso: sono gli editori televisivi più "normali" che abbiamo in Ialia e sopravvivono solo grazie al fatto che non hanno fatto cose normali (Tra cause e lamenti continui) e si avvicinano molto più alle tv private. Addirittura mi viene da ipotizzare che Retecapri potrebbe "consorziarsi" con qualche altra tv pseudonazionale. Faccio un ipotesi: il gruppo Profit e i suoi soci hanno un bel po' di frequenze e impianti in giro per l'Italia. Queste infrastrutture potrebbero essere destinate alla rottamazione con la prossima riduzione delle frequenze disponibili, anche per le condizioni finanziarie del gruppo, non sarebbe strano se consorziandosi con Retecapri si realizzasse uno scambio tra infrastrutture di trasmissione e produzione a fronte di una ritrasmissione da parte di Retecapri di un canale come Odeon tv. I due assieme ad altri consorziati nazionali potrebbero competere anche all'asta per un secondo mux. Difatti ad essere colpite dalla riduzione delle frequenze locali saranno anche tutte quelle emittenti nazionali che ad oggi non hanno scelto di farsi ospitare sui mux nazionali.

Bruno

Perché le emittenti locali non prendono l'iniziativa?

Le date della fine switch-off e della liberazione dei canali 60+ sono sempre più vicine. In questo scenario, le tv locali appaiono sempre più sacrificate e sacrificabili, tra consorzi obbligatori e rottamazioni varie. S'è detto che il tutto è nato dalla loro debolezza, dall'aver sperato troppo in una rivoluzione tecnologica che alla fine ha rafforzato i soliti noti. Oggi ci sono molte associazioni che raggruppano le emittenti locali e ogni tanto alzano la voce in loro difesa, ma è giusto un manifestarsi piuttosto innoquo, perché, nei fatti, le locali restano divise e in forte competizione, mentre i grandi editori si organizzano e conquistano sempre più nuovi spazi. A questo punto mi domando perchè le locali non prendono di petto la loro situazione, organizzandosi per davvero (e non disorganizzandosi, aiutate in questo anche da uno stato che gli cambia continuamente le carte in tavola). Se i piccoli imprenditori hanno capito che per contare qualcosa devono associarsi, allora lo stesso discorso vale anche a livello industriale e tecnico. Piuttosto che farsi consorziare a forza dallo stato dovrebbero incontrarsi, organizzarsi, sfruttare al massimo le proprie possibilità... una sorta di sindacation anni 80' ma a livello di rete. Per fare un esempio: in Italia le reti nazionali sono in SFN, ciò comporta che le diverse tv locali utilizzano spesso le stesse frequenze su tutto il territorio, a volte pestandosi i piedi a vicenda. Visto che associazioni di categoria già esistono, perchè non cedere in gestione comune le singole capacità trasmissive? Più nello specifico, se riuscissero a mettere assieme delle frequenze su tutto il territorio (poniamo anche solo due frequenze A e B) potrebbero ottimizzarne l'uso (come lo stato non sa o non ha voluto fare) ottenendo una buona copertura regionale e una provinciale. Le emittenti consorziate a livello nazionale potrebbero così mantenere i propri canali migliori tutti su una stessa frequenza, le provinciali non sarebbero destinate all'estinzione, ed eventuali operatori "nazionali" in affitto, oltre a una migliore copertura, darebbero ossigeno a tutti i partecipanti al consorzio. Questo in realtà penso sia già avvenuto (più o meno tacitamente) tra grandi emittenti regionali o pluriregionali, ma restano escluse le "vere" tv locali, quelle interessate alla loro provincia, quelle che se non si danno una mano tra loro tra non molto ricorderemo con nostalgia. 

Bruno

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