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DTT, tv locali. Parenzo: chi vuole spegnere Telelombardia?
La tv interregionale Telelombardia sta per subire “danni irreversibili per la vendita da parte dello Stato alle compagnie telefoniche della frequenza sulla quale trasmette”.
Lo ha denunciato con un avviso a pagamento comparso l'altro giorno sul Corriere della Sera (di cui abbiamo già dato conto in un altro pezzo) il presidente Sandro Parenzo. “Chi vuole spegnere Telelombardia?”, ha retoricamente domandato dalle pagine del Corsera l'editore della tv che ogni giorno è seguita da 2,5 milioni di lombardi. “La seconda realtà italiana nell’universo della televisione gratuita”, ha puntualizzato Parenzo, ricordando che l'emittente garantisce “lavoro a 300 persone, di cui oltre la metà a tempo indeterminato”. “Per raggiungere questo traguardo abbiamo investito - ha continuato Parenzo - 36 milioni di euro in tecnologia, realizzando una rete radioelettrica di altissimo livello”. “Questo - ha affermato - è ciò che ci stanno portando via”. “Vogliamo credere e sperare che il nuovo Governo nel rispetto dell’Occupazione, della Meritocrazia e della Libertà di informazione sappia distinguere tra i danni riportati da chi ha quattro dipendenti e non fa televisione e una realtà come la nostra. Risulta infatti - ha puntualizzato l'editore - che i criteri di rimborso previsti dal Ministero non facciano al momento distinzioni tra una qualsiasi antenna tv e un’impresa televisiva. Tale decisione sarebbe una vincita alla lotteria per qualcuno e la fine per chi fa davvero informazione. Non incassiamo canoni, non abbiamo padroni e viviamo in un mercato pubblicitario ancora blindato dal vecchio regime". (E.G. per NL)
29/01/2012 14:23
 

Tv: instabilità locale

Il sistema radiotelevisivo italiano è instabile. A livello di tv locali lo è sempre stato, per citare Antenna 3, ad esempio, quante volte in passato è passata di mano? Per fare un altro esempio, gli scorsi anni la Profit faceva compravendita di frequenze in quantità tale da permettere l'istituzione della rete di La3, vendere in blocco le frequenze di Retemia, e rimanere comunque con abbastanza frequenze da generare una tv seminazionale come tvitalia mantenendo parecchie altre tv locali di proprietà o legate ad Odeon TV. Questo perché l'emittenza locale si è sempre basata sull'impegno dei piccoli editori, sulla loro passione, e su una esiguità di risorse che non permetteva la sopravvivenza di più di un paio di emittenti provinciali e di una decina di regionali per ogni area. L'eccezione erano le tv del gruppo Mediaset, consolidate in una posizione nazionale dominante. Tre emittenti che si reggevano e si reggono su una realtà industriale non confrontabile con lo scenario locale. La stessa La 7 ha havuto negli scorsi anni parecchi passaggi di mano. Con l'avvento del digitale terrestre, non sono magicamente aumentati gli spettatori, e anche gli investitori, a fronte di una più ampia scelta, hanno semplicemente diluito i loro investimenti. Se mai queste risorse sono state intaccate dalla crisi economica e dall'affermarsi di nuove tecnologie. Inevitabile che per le piccole e grandi emittenti locali i guai non siano finiti. L'unica risorsa "abbondante" erano gli ascolti e gli introiti pubblicitari delle reti Rai e Mediaset. Per i nuovi e vecchi editori, si trattava quindi di sfruttare il digitale terrestre per mettersi in competizione con questi colossi. La 7 forse è quella che sta riuscendoci meglio. Altri editori locali hanno scelto di tentare il passaggio da TV locale a nazionale (o semi-nazionale), mentre nuovi editori nazionali hanno fatto il loro ingresso. Tre strade si aprivano quindi per le emittenti locali: 1) Ampliare la copertura e competere a livello nazionale; 2) Mantenere una forte connotazione locale; 3) Sfruttare il vantaggio di essere operatori di rete. Chi ha gestito il passaggio ad digitale ha però messo le cose in modo che questo non fosse chiaro alle tv locali. L'obbligo minacciato di riempire le proprie frequenze con sei programmi, l'aver assegnato tanti mux a singoli editori o aver sovrapposto le aree di copertura delle provinciali, relegandole a posizioni remote sul telecomando ne sono chiari esempi. Ampliare la copertura e competere a livello nazionale presupponeva, e presuppone, grossi investimenti su contenuti di livello. L'aver permesso ad aziende come rai o mediaset di passare da tre a decine di canali nazionali ha esaurito molte risorse a livello di diritti tv, LCN, ascoltatori e introiti pubblicitari. I grandi gruppi hanno preferito editare altre tv, consci che se non l'avessero fatto loro sarebbe stato qualcun altro. L'ingresso di nuovi grossi editori provenienti da altre piattaforme che già detenevano diritti su programmi importanti ha completato il quadro. Fare il salto da locale a nazionale, per un piccolo editore, è una sfida rischiosissima, anche consorziandosi con altri. Mantenere una forte connotazione locale, rinunciando a sogni troppo esagerati, è stata la strada seguita da molti. Purtroppo la moltiplicazione dei canali locali ha saturato il mercato di tv fotocopia. Se due tv per Bergamo sono giuste, sei per Cremona appaiono esagerate. Canali che si sono dovuti inventare tv musicali, d'informazione e di sport per riempire le proprie frequenze e ora si rendono purtroppo conto che per quanto bella possa essere la musica che trasmettono non potrà competere a lungo con dieci tv nazionali e altrettante locali che propongono lo stesso tipo di palinsesto.
Editare quindi un canale locale e affittare banda come operatore di rete? Alcuni (a parer mio i più furbi) attraverso uno scambio alla pari hanno ospitato tv di altre province limitrofe, che non entrano quindi in concorrenza con la propria zona di competenza. Per molti però ospitare canali di editori terzi equivale a portarsi un concorrente appresso perché il segnale è unico e dove si vedono loro si vedranno anche gli altri. Le emittenti nazionali sono già ben dotate di una propria capacità trasmissiva. Il quadro che ne esce è ben triste per le tv locali. Servirebbe una normativa che favorisca la sopravvivenza di un limitato numero di tv locali di qualità. Basta col mito di sfruttare la banda al 100%. Un limite di un programma locale, ben fatto, per editore (che io estenderei anche a livello di tv nazionale), ed avere un totale di 30/40 tv in HD, con servizi interattivi e la programmazione +1. Uno scenario di questo tipo sarebbe supportabile dal mercato.

Bruno

Telelombardia: eccesso di vittimismo

Non da ieri Telelombardia sapeva che, prima o poi, avrebbe dovuto abbandonare il multiplex regionale sul canale 64 Uhf. I vertici dell'emittente ne erano al corrente, di sicuro, al momento dello switch-off quando si sono visti assegnare una frequenza già precedentemente allocata e pianificata per futuri servizi diversi dall'emittenza. Diciamo le cose come stanno: tutti speravano che, alla fine, si sarebbe trovata una soluzione "all'italiana" per i canali Uhf 60-69, una sorta di accomodamento. Sulla falsariga dei tanti che si sono visti nel settore radiotelevisivo in Italia. Ed invece all'orizzonte c'è soltanto la chiusura; o meglio, nel caso di Mediapason che può disporre anche di un altro multiplex regionale, la dismissione della risorsa radioelettrica. Che appartiene come l'intero etere, forse è bene ricordarlo, alla collettività. Oggi c'è chi vuol passare per vittima. In realtà, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Perché se si voleva fare "casino" - e c'erano tutti gli estremi per Telelombardia, almeno per il profilo qualitativo del prodotto editoriale - ci si doveva muovere per tempo. Non sperare, sempre, in un compromesso. Poi si potrebbe disquisire a lungo sulle modalità bizantine e cervellotiche con le quali sono stati conferiti i multiplex al momento della transizione dall'analogico. E non solo in Lombardia dove il caso più singolare è stata l'assegnazione dell'ottimo multiplex sul canale [moderato] a [moderato] nonostante le evidenti passate ed attuali carenze tecniche dell'emittente che trasmette con una qualità video infima, livello Vhs in modalità LP. In Piemonte, tanto per citare un altro caso limite, è stata di fatto sancita la chiusura di Altaitalia (per anni ai vertici delle classifiche regionali di qualità del Corecom) con l'attribuzione di un canale 69 senza speranza alcuna. La verità è che il passaggio al digitale è stata un'occasione per elevare al rango di operatori di rete i vari "tappetari" coi palinsesti zeppi di televendite ed inutilità varie e per rafforzare, al tempo stesso, i piazzisti di tessere premium già a suo tempo avvantaggiati dalle indebite sovvenzioni per l'acquisto dei decoder digitali.
 
[...] = commento moderato dalla redazione

Telelombardia. Le altre tv storiche cosa dovrebbero dire e fare?

Capisco che ognuno difenda le proprie ragioni fino in fondo. Però, osservando dall'esterno la vicenda: il gruppo Mediapason dispone di tre frequenze digitali, il ch 35, il ch 46 ed il ch 64 (in moltissime aree della Lombardia, Milano compresa, Telelombardia ed Antennatre si ricevono TRE volte; per effetto poi dei doppioni presenti nei tre mux il numero sale a SEI volte: ben 6 copie di TL e 6 copie di Antennatre).  Ora, a giudicare dai toni di Parenzo, sembra che senza il ch 64 Telelombardia non possa più stare in piedi .... il ch 35 ed il ch 46 sono così terribili? Cosa hanno che non va? Il primo è un ottimo canale di IV° banda (il ch 35 in analogico era utilizzato dai Rai 3 Lombardia da Monte Penice) attivo (tra l'altro) da Monte Penice in pol. orizzontale e da Varese Campo dei Fiori in pol. verticale; il ch 46 è un altrettanto ottimo mux di V° banda attivo da Valcava e ancora da Varese. In pratica anche senza il 64 sarebbero presenti tanto in IV° quanto in V° banda con ben due frequenze digitali e la possibilità quindi di veicolare almeno una dozzina di emittenti. Capisco le ragioni relative ad un buon indennizzo ... ma perché parlare tragicamente di "oscuramento" quando si dispone di altre due frequenze utili? Nel segmento 61-69 vi sono emittenti che si trovano in situazione ben più grave disponendo di una sola frequenza, e non si tratta "della tv del parroco" o "dell'amico dell'assessore" per usare le parole di Parenzo, si tratta di emittenti regionali assolutamente dignitose: Telereporter/Odeon al ch 63, Rete 55 al ch 66, Quartarete al ch 67 ... queste, a titolo di esempio, NON dispongono di altre frequenze utili prima del ch 60 e quindi oltre al problema dell'indennizzo hanno anche e soprattutto quello della VISIBILITA' e quindi della sopravvivenza. Telelombardia, per sua fortuna, quest'ultimo problema non ce l'ha.  

Paolo

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