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Giornalisti. Inpgi: riforma approvata tra dissensi e rassicurazioni

Approvata la nuova riforma pensionistica per l’Inpgi, ma non cessano le voci di protesta e i timori sul futuro dell’Istituto. La riforma, che ha ricevuto il placet di Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia, si è resa necessaria perché i conti in rosso dell’ente ne facevano presagire, nel giro di pochi anni, la chiusura o l’assorbimento nella cassa Inps.
Il contenuto della nuova regolamentazione viene spiegato nel dettaglio e con esempi dal direttore generale Inpgi Maria Iorio su un blog appositamente creato, forse nel tentativo di arginare le contestazioni che hanno accusato gli organi dell’ente di mancanza di trasparenza volta a tenere nascosta la situazione di dissesto dell’istituto e la necessità di sottoporre gli iscritti a condizioni peggiorative. Rispetto alla situazione precedente, il trattamento pensionistico dei giornalisti vedrà una reformatio in pejus che lo avvicinerà alle condizioni Inps: un aumento graduale dell’età pensionabile che nel 2019 raggiungerà i 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia e i 62 anni con 40 anni di contributi per la pensione di anzianità; il passaggio sistema di calcolo contributivo della pensione, cioè sulla base dei contributi versati e non in proporzione alla retribuzione percepita. Nell’ottica dichiarata di distribuire equamente i sacrifici tra gli iscritti e – soprattutto - di far cassa per risanare la propria situazione, l’Inpgi ha previsto a carico dei già pensionati un contributo di solidarietà provvisorio (della durata di 3 anni) di percentuale crescente a seconda dell’entità del trattamento pensionistico a partire dai 38000 € lordi l’anno. Forti dissensi sono arrivati da singoli giornalisti e associazioni sia in merito alle misure introdotte, sia sull’utilità della riforma integralmente considerata. Alcuni lamentano che il sistema contributivo puro, senza correttivi di alcun genere, rappresenterebbe la “fine del sistema solidale” garantito invece dal sistema retributivo che, secondo quanto scrive Daniela Stigliano, consigliera generale Inpgi, offriva a “chi guadagna meno di avere una pensione proporzionalmente più elevata rispetto ai giornalisti con stipendi più alti”. Altri si sono scagliati contro il contributo di solidarietà ritenendolo pregiudizievole per la sola categoria dei pensionati, quindi discriminatorio. I dissensi più accorati, però, si concentrano attorno all’idea che la riforma sia inefficace rispetto allo scopo di salvataggio dell’Inpgi, quindi inutilmente – e per questo ulteriormente – dannosa. Secondo i critici, il piano di ristrutturazione disegnato nella normativa non sarebbe sostenibile: si fonda su una eccessivamente ottimistica proiezione di medio-lungo periodo di un trend crescente di assunzioni e livello di retribuzioni. In particolare, i detrattori fanno notare che le valutazioni della Commissione Inpgi si sono basate su dati ministeriali degli indici di crescita del Paese, non considerando la situazione particolare del settore dell’informazione ancora in forte crisi. Il timore maggiore è che dopo una “riforma sangue e lacrime” ci si trovi comunque davanti al default dell’ente previdenziale e alla necessità di altri interventi normativi, inevitabilmente peggiorativi. Dal blog dell’Inpgi, però, la presidentessa Marina Marcelloni assicura: “Il percorso di risanamento dell’Inpgi è partito. La riforma consentirà all’Istituto di garantire la sostenibilità dei conti nel lungo periodo e quindi di rimanere anche in tempi difficili un presidio autonomo a tutela dell’informazione in Italia. L’Inpgi non fallirà, non sarà commissariato né tantomeno confluirà nell’Inps”. (V.D. per NL)
06/03/2017 15:47
 
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Lo scorso 17 marzo il consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo “che prevede disposizioni per l’incremento dei requisiti e la ridefinizione dei criteri per l’accesso ai trattamenti di pensione di vecchiaia anticipata dei giornalisti e per il riconoscimento degli stati di crisi delle imprese editrici, in attuazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198” (Comunicato stampa ufficiale del Consiglio dei Ministri).
La “ricongiunzione” consente – a chi ha versato contributi in gestioni previdenziali diverse – di accentrare tutti i periodi assicurativi presso un unico ente, al fine di ottenere un’unica pensione. Le contribuzioni sono materialmente trasferite da ente ad ente.
Esiste ancora, nell’ambito giornalistico, una disparità di trattamento retributivo legata al genere di appartenenza. Questo, almeno, è il dato evidenziato da un articolo pubblicato sul sito di INPGI notizie intitolato “8 marzo/Le giornaliste continuano ad essere penalizzate”.
Le novità in tema di pensioni per i giornalisti non finiscono con la riforma dell’Inpgi: dal 1 gennaio 2017 è in vigore il cumulo gratuito dei contributi.
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