Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Grillo shock: "quando saremo in Parlamento venderemo 2 canali Rai"
Cancellare la legge Gasparri, vendere due reti Rai, abolire il contributo dell'uno per cento sui ricavi degli assegnatari delle frequenze e assegnarle attraverso un'asta pubblica. Questo il programma del Movimento 5 stelle sul sistema radio televisivo.
Lo scrive Beppe Grillo in un post sul suo blog in cui attacca i conduttori e i giornalisti che conducono trasmissioni e talk show in tv. "Il programma del Movimento 5 Stelle per l'informazione li riguarda da vicino - scrive Grillo riferendosi ai giornalisti tv - gli offre una via di fuga, l'opportunita' di cimentarsi in una vera professione, non e' mai troppo tardi".  Grillo elenca poi i punti del programma del movimento sulla televisione: "nessun canale televisivo con copertura nazionale puo' essere posseduto a maggioranza da alcun soggetto privato, l'azionariato deve essere diffuso con proprieta' massima del 10%. Le frequenze televisive vanno assegnate attraverso un'asta pubblica ogni cinque anni e la legge del governo D'Alema che richiede un contributo dell'uno per cento sui ricavi agli assegnatari di frequenze televisive va abrogata". Inoltre, si procederà alla "Vendita ad azionariato diffuso, con proprieta' massima del 10%, di due canali televisivi pubblici un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicita', informativo e culturale,indipendente dai partiti abolizione della legge Gasparri". "Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) - conclude Grillo - Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento". (fonte AGI)
24/05/2012 09:12
 

Grillo era e rimane un cabarettista

Le proposte del M5S - o meglio di Beppe Grillo - sul sistema radio televisivo sono di un pressapochismo disarmante, proprie di chi dimostra una conoscenza superficiale della materia di cui tratta. Non si capisce perché chi usufruisce di un bene della collettività, come è l'etere, ricavandoci oltretutto un fatturato, non debba riconoscere allo Stato alcunché a titolo di canone o di contributo. Via di questo passo, allora si aboliscano anche i canoni demaniali e le tasse sull'occupazione del suolo pubblico. E poi, quale editore investirebbe nel settore televisivo sapendo in partenza che la sua autorizzazione ha una durata di soli cinque anni? Già, nessun editore: azionariato diffuso! Proprietà massima del 10%, così non comanda nessuno e la linea editoriale risulterà essere il classico pateracchio all'insegna dei compromessi. Ma azionariato diffuso tra chi? A Beppe Grillo bisognerebbe forse ricordare quando e come è finito l'unico esperimento in Italia di azionariato televisivo popolare: nel gennaio del 1995 con l'ingresso nel carcere di San Vittore del patron di Rete Mia, Giorgio Mendella, poi condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta! Grillo farebbe meglio a tornare al cabaret, dove è indubbiamente un mattatore. Perché di guitti in politica ce ne è già stato uno che in Italia ha tenuto banco dal 1994 ad oggi, facendosi gli affaracci suoi, delle sue televisioni e dei suoi processi. Ed è bastato.
NOTIZIE CORRELATE
Mauro Mazza deve essere reintegrato in Rai. Lo ha deciso il tribunale del lavoro di Roma che ha accolto il ricorso dell'ex direttore di Rai1 contro la rimozione dalla direzione della rete.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto il divieto di divulgare e trattare ulteriormente il contenuto delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle [doc. web n.
Domani alle 10.30 una delegazione di Articolo21 e Change.org consegnera’ alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, le 120.000 firme raccolte per salvare ”Report” e chiedere che il Parlamento legiferi in materia delle cosiddette ”querele temerarie”.
“Premesso che come giornalista non invoco nessuna immunità, e se sbaglio voglio essere giustamente punita, nel caso specifico il giudice valuterà. Per quel che ci riguarda risponderemo punto per punto e poi chiederemo a nostra volta i danni, poiché riteniamo che sia la classica lite temeraria”.
Il leader del Movimento 5 Stelle punta alla “rinegoziazione delle frequenze nazionali generosamente concesse a Berlusconi da D'Alema nel 1999”, chiedendo l'appoggio a riguardo del PD.