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Pay Tv. Mediaset: razionalizzazione Premium dal 2020

Tagli drastici al pacchetto calcio con l’obiettivo di ridurre le spese: questo l’intento annunciato da Piersilvio Berlusconi durante la presentazione delle linee di sviluppo della pay-tv relative all’anno 2020.
Stando a quanto confermato dall’a.d. di Premium, il calcio non avrà più uno spazio predominante nel palinsesto ma occuperà solo una posizione marginale: “Il calcio continuerà ad essere fondamentale per chi fa una tv ‘pesante’, noi andiamo da un’altra parte”, così infatti si è espresso Berlusconi jr in merito alla questione “Premium Calcio-Senza Calcio”: insomma, dopo aver difeso per anni la strategia incentrata sulla Champions League, a Cologno cambiano rotta facendo finta di niente per eliminare la voragine di bilancio più grande della pay tv. La rivoluzione entrerà in vigore nel 2020 ma, nel frattempo, gli obiettivi di Premium sono ben precisi: risparmiare 800 milioni di euro (a partire dal 2018), di cui solo 700 sono costi in meno, risparmiati grazie alla rinuncia della follia dei diritti sul calcio e 100 per altre voci di spesa. Precisamente, la situazione di cui si ipotizza il verificarsi è la seguente: il giro di affari diminuirà del 90% (dai 600-800 milioni attuali, grazie alle entrate per via di abbonamenti e raccolta pubblicitaria, a 80-90 milioni), il numero degli abbonati scenderà dai 2 milioni (come registrato nel 2016) a 600 mila (data la rivoluzione in termini di visualizzazioni partite di calcio) e, infine, il guadagno medio per unità di prodotto (arpu) scenderà dai 24 euro attuali ad 8 euro. Le modifiche all’attività non terminano qui: un secondo cambiamento sarà rappresentato dal fatto che la piattaforma potrà ospitare contenuti editoriali di altri gruppi media (cedendo in affitto parte della propria banda a chi volesse trasmettere) e fornire così altri canali di carattere non sportivo al pubblico, una prospettiva interessante soprattutto per i soggetti internazionali con ambizioni di crescita in Italia (rinunciando al calcio infatti gran parte della banda andrebbe sprecata); “come Mediaset siamo aperti a qualunque proposta che possa creare valore e avere un senso industriale” ha annunciato Piersilvio Berlusconi lo scorso mese, anche se non è ben chiaro quale sia l’appeal di Premium rispetto a Sky per chi vuole trasportare i suoi contenuti. Riguardo invece a Vivendi, l’a.d. Mediaset ha chiarito che “l'accordo vincolante che avevamo con Vivendi era il migliore possibile e questo è quanto: non sappiamo altro rispetto a quello che leggiamo sui giornali”. Per quanto riguarda i diritti per la trasmissione della Champions League (di cui il gruppo è proprietario fino al 2018) si era vociferato su una possibile cessione di questi ultimi a Sky (a fronte di un vivo interesse della piattaforma concorrente di inglobare il servizio Premium) che però non troverà riscontro nei fatti: il gruppo ha infatti escluso l’eventualità di cessione (o condivisione) con Sky delle licenze per la prossima Champions League 2017-18 giustificando così la sua decisione; “si tratterebbe di un investimento troppo elevato che non sarebbe conveniente per la stessa Sky". Al di là di tutto, Mediaset Premium continuerà il suo servizio puntando non più sul calcio ma sul cinema (film e serie tv) in vista di un possibile nuovo alleato nel far raggiungere all’azienda un aumento di redditività di 200 milioni di euro nell’arco di quattro anni. (L.M. per NL)
22/02/2017 11:04
 
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