Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Pubblicità, grazie all'area "digital", la flessione del 2014 sul 2013 è stata solo dello 0,4% (tv 0,5%, radio 1,8%)
 
Gli investimenti sul digitale frenano la flessione del mercato pubblicitario in Italia. Secondo i dati Nielsen, il mercato degli investimenti pubblicitari ha chiuso il 2014 in calo del 2,5% a 6,2 miliardi di euro con una perdita di 158 milioni di euro rispetto al 2013, che aveva invece accusato un tracollo del 12,3%.
Se si aggiungono le stime degli investimenti sulla totalità del digital, ossia video, social e search advertising (ossia 1,4 miliardi di euro secondo il sondaggio effettuato su un campione di 900 investitori), la flessione è stata più contenuta: solo lo 0,4% a quasi 7,63 miliardi di euro. Quanto ai singoli mezzi di comunicazione, la tv ha chiuso l'anno a con un calo dello 0,5%, mentre i lievi segnali di ripresa arrivati dalla stampa a dicembre hanno consentito a quotidiani e periodici di registrare una discesa rispettivamente del 9,7% e del 6,5%. La radio ha confermato gli andamenti positivi degli ultimi mesi e, grazie a un dicembre in crescita, ha accusato un calo dell'1,8%. Molto bene, invece, internet che nei 12 mesi ha segnato un +2,1% e un +7,6% se si allarga il perimetro dell'analisi alle categorie non abitualmente monitorate. Infine, il cinema e il direct mail hanno chiuso l'anno in calo del 18,2% e del 4,5%. "Il 2014 è stato un anno di transizione e di stabilizzazione del mercato, soprattutto se guardiamo al trend di medio-lungo periodo che ci può far parlare di una ripresa, seppure su basi e valori assoluti di investimento più contenuti rispetto al passato", ha dichiarato Alberto Dal Sasso, advertising information services business director Nielsen. In termini di valori reali e nominali, si tratta degli stessi valori di fine anni '90, anche se allora si era verso la fine di un ciclo di crescita che sarebbe culminato nel 2000. Quanto ai differenti settori merceologici, Dal Sasso ha sottolineato che 7 sono in crescita, con un apporto di circa 148 milioni di euro. Il mercato della finanza, le assicurazioni e le banche hanno mostrato la crescita maggiore (+20,6%) con 55 milioni di euro e anche il settore del largo consumo, il primo comparto del mercato della pubblicità è risultato in ripresa (+3,4 a 25 milioni), come pure la distribuzione (+6,9% a circa 23 milioni). In rialzo anche i settori farmaceutici e sanitari (+9,3%) e degli elettrodomestici (+8,5%), mentre il settore più in crisi è stato quello delle telecomunicazioni, che ha bruciato 150 milioni, e dell'automotive (-4,2% a circa 25 milioni). Le previsioni Nielsen per quest'anno sono ancora intorno a quota zero, in attesa di capire se i tre capisaldi della crescita, quantitative easing, debolezza dell'euro e calo del prezzo del petrolio, avranno un effetto positivo sull'economia reale. "Sarà un anno stabile, con investimenti stimati a -0,1% includendo gli investimenti sul digitale", social media in testa, ha anticipato Dal Sasso, osservando che gennaio non sembra avere dato segnali confortanti, ma è ancora presto per sbilanciarsi. Nel complesso, l'andamento dovrebbe essere simile a quello dello scorso anno, a meno del picco di investimenti provocato dai mondiali di calcio. In ogni caso, le riforme del governo saranno un traino per l'industria e, di conseguenza, anche per gli investimenti pubblicitari. "Una parte dei conti economici delle aziende viene destinata alla comunicazione, quindi se migliorano i bilanci delle aziende ci saranno più soldi per la comunicazione", ha spiegato l'esperto di Nielsen, secondo cui anche l'Expo potrebbe giocare un ruolo importante. (E.G. per NL)
12/02/2015 10:12
 
NOTIZIE CORRELATE
In Germania scoppia la bufera tra politica e imprenditori del settore pubblicitario: per quanto i numeri siano ottimi, se si pensa che nel 2016 vennero investiti fino a 45 miliardi di euro in pubblicità, guardati con maggiore attenzione, i risultati pervenuti dalle analisi dello scorso anno, secondo Andreas Schubert, presidente della Zentralverband der deutschen Werbewirtschaft (Zaw, cioè l’associazione centrale dell’economia pubblicitaria tedesca), essi potrebbero essere ancora più prominenti e a favore di un’economia in crescita, ma ad oggi non è ancora così.
Pubblicità attraverso gli influencer: chi, tra i volti più noti al pubblico (non necessariamente per mezzi diversi da quelli online), si scatta una foto (il cosiddetto selfie) o si fa fotografare con un prodotto o un marchio ben visibile fa pubblicità a questo, utilizzando la propria immagine che per via della sua fama, produce un istintivo rapporto di fiducia per i suoi fan, fungendo da cassa di risonanza per il prodotto o brand in questione.
L’ossessione di chi fa marketing nell’era 2.0 è il customer journey: le aziende osservano il comportamento degli utenti per individuare i momenti migliori in cui intercettare la loro attenzione e presentare il proprio messaggio.
Dal 2018 scompariranno gli spot pubblicitari di 30 secondi su YouTube e Google ha reso noto di “volersi concentrare sui formati che vadano bene sia per gli utenti che per i clienti”.
Nell’era del web 2.0 il superlativo assoluto del successo di una pubblicità non si costruisce con l’aggettivo “planetario”, ma con “virale”.