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Radio digitale. Confindustria: considerare DAB+ come naturale evoluzione FM blocca sviluppo settore

"Sarà convocato a breve dal Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli un Tavolo per il rilancio del digitale radiofonico e per il riordino delle frequenze, a sostegno di un comparto mai così innovativo come in questa stagione ma che ha necessità di impulsi positivi per una evoluzione tecnologica e industriale".
Lo rende noto Confindustria RTV spiegando che nel corso di un incontro con una propria delegazione, il Sottosegretario "ha manifestato l’impegno per affrontare tutti i nodi che oggi sono ancora un freno allo sviluppo: dal piano delle frequenze (competenza dell’AgCom), che però risente della scarsità delle risorse ad una iniziativa utile, perché come previsto dalla legge, il digitale radiofonico abbia uno sviluppo equo, trasparente e non discriminatorio al fine di garantire parità di condizioni di accesso". Il tema dell’operatore di rete, possibilmente unico, che mette insieme più soggetti pubblici e privati (ma, ha precisato l’esponente del governo, a maggioranza pubblica) torna ad essere tra i punti chiave del Tavolo. Tuttavia l’impegno è anche a fare chiarezza definitiva sul cosiddetto canale 13, attualmente di riserva strategica "per attività sensibili dello Stato" (leggi: Difesa). Queste le risposte principali alle istanze della delegazione CRTV e dell’Associazione Radio FRT, che ha rappresentato - va riconosciuto, senza troppi giri di parole - le attuali difficoltà soprattutto dell’emittenza radiofonica locale nello sviluppo del digitale radiofonico DAB. I rappresentanti delle Associazioni di categoria aderenti a Confindustria hanno evidenziato, infatti, che, in questo ambito, "la carenza dell’attuale normativa che non ha permesso fin qui, specialmente alle radio locali che rappresentano circa il 40% dell’ascolto radiofonico, di avere lo stesso sviluppo delle radio nazionali, poiché la pianificazione tecnica ha consentito solo il rilascio dei diritti d’uso su 8 bacini rispetto ai 39 pianificati. Voler considerare il digitale come la naturale evoluzione dell’analogico, di fatto blocca l’espansione della tecnologia digitale per assoluta mancanza di frequenze, dovendo allocare nel sistema oltre mille emittenti radiofoniche. Occorre quindi pensare a nuove forme di assetto del settore, attraverso concrete progettualità che prendano anche in considerazione una gestione del DAB mediante operatori unici pubblici e privati al fine di ottimizzare le risorse frequenziali nella misura massima. Infine hanno sottolineato l’assoluta esigenza di fare un complessivo discorso di qualità e professionalità per non danneggiare quelle emittenti che hanno fatto grossi investimenti e prodotto fatturati, occupazione e ascolti". Finalmente una presa di posizione concreta, che, senza inutili voli pindarici, ammette quel che è evidente da sempre (e che infinite volte abbiamo riportato su queste pagine): non c'è spazio (frequenziale) per tutti in DAB+ e tantomeno per prodotti diversi da quelli già presenti in FM. A questo punto la domanda che tutti dovrebbero porsi è: ha senso ed è giuridicamente possibile pianificare solo una quota del comparto in DAB+? Il quesito è ovviamente retorico. (M.L. per NL)  
08/02/2017 15:00
 
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