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Radio digitale. Confindustria: locali non in grado di creare infrastrutture. Allora si costituiscano vettori nazionali di contenuti locali

Presa di posizione di Confindustria Radio Tv sul (previsto) ennesimo empasse del DAB+, impantanatosi a metà del guado con mezza Italia occupata da mux di rete nazionali e pressoché totale assenza dell'emittenza locale (fatti salvi sporadici bouquet territoriali assolutamente di scarsa rilevanza).
L'ente esponenziale prende atto dell'incapacità economica del comparto locale di realizzare infrastrutture diffusive in DAB+ e propone di affidare l'allestimento ad un ristretto gruppo di operatori locali (dotati di maggiore risorse finanziarie) o nazionali (non necessariamente costituito da player esistenti, ben potendo essere appannaggio di nuovi entranti), sul modello televisivo recentemente attuato per la gestione delle cd. "frequenze coordinate". L'idea non è peregrina, perché, per una volta, è fatta coi piedi per terra, evitando i consueti voli pindarici. "Sono trascorsi sette anni dall’emanazione della delibera 664/09/CONS dell’AGCom, che regolamentava la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale, ma ancora non si sono concretizzati tutti i principi in essa contenuti, soprattutto per quel che riguarda l’emittenza locale", spiega in una nota il sindacato radiotelevisivo. "Infatti, per la radiofonia locale, non hanno ancora trovato piena attuazione i due principi fondamentali di tutta la regolamentazione: 1) il piano di assegnazione delle frequenze; 2) il rispetto di quanto previsto dall’art. 2 della citata delibera, dove è previsto che il digitale radiofonico avvenga in modo equo, trasparente e non discriminatorio, al fine di garantire parità di condizioni di avvio, sviluppo ed esercizio ordinario dell’attività tra tutti i soggetti privati, nonché tra questi e la concessionaria del servizio pubblico. L’AGCom ha sin qui pianificato, per la diffusione digitale in ambito locale, 16 bacini sul totale di 39: resta fuori dalla pianificazione quasi tutto il centro-nord, che comprende le zone a più alto valore commerciale, indispensabili per uno sviluppo generalizzato del DAB+. Peraltro il MISE non ha ancora pubblicato il bando di assegnazione dei diritti d’uso di 8 bacini (Lazio, Campania, Calabria, Basilicata e parte della Sicilia). A questo si aggiunga: a) L’utilizzo improprio del blocco 12D da parte di RAI WAY SpA, in difformità dell’art. 13, commi 3 e 5, lettera b del Regolamento allegato alla delibera 664/09/CONS, che prevede, in ordine alla riserva per la Concessionaria del Servizio Pubblico, un solo ed unico blocco di diffusione. Di fatto il Servizio Pubblico sta utilizzando sia il blocco 12B e sia il blocco 12D in alcune zone, sottraendolo alla disponibilità dell’emittenza locale; b) La pianificazione dei bacini, avvenuta con una laboriosa e difficile attività da parte dell’AGCOM, è risultata non aderente alla realtà soprattutto per i costi di realizzazione degli impianti che, per le emittenti locali, sono notevolmente superiori a quelli delle nazionali. Nel frattempo le reti nazionali, sulla base di autorizzazioni sperimentali, stanno sviluppando il digitale su tutto il territorio, con grave danno per l’emittenza locale in termini di ascolto e di fatturato. Tale situazione penalizza gravemente l’emittenza locale, soprattutto quella che ha propensione e possibilità di investire nella nuova tecnologia.  Viene giustificata con la scarsità di frequenze, in parte reale; ma si tratta soprattutto di una mancanza progettuale, derivante da una storica sottovalutazione dell’importanza del settore radiofonico locale che rappresenta circa il 40% dell’ascolto complessivo del mezzo. Con la diretta conseguenza di una regolamentazione insufficiente, che ha prodotto solo norme di carattere burocratico, mal gestite e non aderenti alle reali necessità del comparto locale.  Occorre, quindi, por mano a una profonda modifica regolamentare che contenga una strategia progettuale volta a consentire, alle emittenti locali che hanno strutture e mezzi, di sviluppare il digitale in modo generalizzato. Ciò anche al fine di concorrere a formare con le reti nazionali un mercato maturo, idoneo ad ammortizzare, nel medio periodo, i notevoli investimenti necessari per gli impianti e la gestione della nuova tecnologia. Si tratta di partire dall’esame della situazione in essere nel comparto radiofonico locale. Alcuni dati sui fatturati, significativi ai fini di cui si discorre, sono ricavabili dallo Studio Economico elaborato sui dati di bilancio depositati in camera di commercio, a cura dell’Ufficio Studi di Confindustria Radio Televisioni. Lo Studio, prodotto nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale delle imprese radiotelevisive private, ha restituito la fotografia della realtà rappresentata nella foto qui riportata. Dai dati si può facilmente dedurre che non più di 60-70 emittenti locali hanno le risorse economiche per investire nel DAB+, in modo autonomo e diretto. Per cui, ferma l’attuale regolamentazione, è difficile poter sostenere che oltre mille radio locali possano e debbano necessariamente partecipare al digitale. Si tenga anche conto che la tecnologia digitale si presenta come piattaforma complementare all’analogico, che sarà ancora utilizzato in via principale per molti anni. Si tratta in sostanza di consentire a tali 60-70 emittenti locali di sviluppare in tempi brevi il digitale attraverso norme semplificate: ossia basate su procedure comparative, aperte a tutti, che tengano conto delle reali possibilità delle radio richiedenti di poter garantire gli investimenti necessari, in termini di patrimonio e di fatturato. Nulla osta che si possa prendere in considerazione il rilascio dei diritti d’uso non esclusivamente a titolo gratuito. Se per ragioni diverse da quelle strettamente economiche e commerciali si voglia comunque proseguire sulla strada “tutti insieme appassionatamente”, si deve predisporre una normativa che possa prevedere figure di operatori di rete nazionali, pubblici e privati, che facciano da traino alle locali, con l’indispensabile intervento di sostegno dello Stato. Le due opzioni possono non essere alternative. Anzi, potrebbero convivere in un progetto di implementazione del digitale radiofonico mirato a sviluppare un mercato in cui possano competere tutti gli operatori del settore". (E.G. per NL)
15/12/2016 09:47
 
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