Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Radio digitale: prospettive di sviluppo in Italia della tecnologia DRM+ entro il 2012
Andrea Lawendel, deus ex machina del seguitissimo Radio Passioni, non si è ovviamente fatto sfuggire il seminario torinese organizzato da Claudio Re (Radio Maria) a margine della sperimentazione del sistema di radio digitale DRM+ in corso nella banda dei 50 MHz.
E noi non ci lasciamo scappare la possibilità di riprendere il suo autorevole punto di vista sulla questione, partendo dall'intervento di Michel Penneroux (che presiede il comitato responsabili delle strategie di commercializzazione del DRM Consortium). La radio digitale, secondo Penneroux, è uno strumento di pressione che il mondo broadcast può utilizzare per difendere il suo asset fondamentale, le frequenze di trasmissione, dall'assalto di un mercato - lo spettro RF e gli standard trasmissivi che lo impegnano - sempre più conteso tra mondo broadcast puro e industria della telefonia. Modello "broadcast" significa anche democrazia, partecipazione, libertà di scelta, grauità, ha osservato Penneroux. E' importante poter far leva su sistemi come il DRM+ per affiancare, integrare, sostituire risorse come l'FM analogica. Soprattutto per far passare il fondamentale concetto della contintuità del valore di risorse. La tentazione dei regolatori e dell'industria degli apparati è infatti quella di considerare sempre più obsoleta la radio analogica e spingere in favore di un parziale trasferimento delle risorse spettrali ai "telefonici", in nome del loro successo commerciale e tecnologico. "Il discorso non fa una piega - osserva Lawendel - e nessuno ha ragione di dubitare che il DRM+ e gli altri sistemi di radio digitale funzionino. Sono stato a bordo della vettura allestita per la prova di ricezione in movimento di Radio Maria. I risultati sono ottimi (dello stesso parere è Radio Vaticana che ha presentato i suoi test in onde medie, corte e - in collaborazione con Rai Way sui 26 MHz a Roma) e la presenza qui a Torino di diversi costruttori di impianti di trasmissione conferma che il sistema può rappresentare un valido business case. Mancano solo due particolari non trascurabili: la volontà di impegnare lo spettro FM per trasmissioni solo digitali e soprattutto la possibilità di ricevere queste trasmissioni con ricevitori commerciali, fissi portatile e last but not least per "automotive". E qui naturalmente i bei discorsi ingegneristici tendono un po' a impantanarsi. Con il suo esperimento Radio Maria vuole anche dimostrare il potenziale delle frequenze dei 26 MHz per applicazioni locali, che potrebbero consentire di utilizzare il DRM/DRM+ senza disturbare l'FM analogica, ma questo risolverebbe solo uno dei due fattori di criticità. La presentazione del centro di ricerche coreano Keti in questo senso è stata interessante. Il modulo basato sul processore della PNPnetwork Technologies è stato realizzato dal Keti, che come mi ha spiegato Mr. Park è anche in grado di offrire il suo aiuto ai produttori che volessero realizzare, su questa architettura di riferimento, sistemi commerciali. Sono anelli importantissimi nella catena della commercializzazione della radio digitale". E sulla questione il blogger richiama il punto di vista di Eugenio La Teana di RTL 102.5, cioè il player radiofonico italiano più impegnato da sempre sul terreno della radio digitale. "Eugenio mi diceva dell'impegno delle case automobilistiche sul fronte del DAB/DAB+ che in questo momento interessa di più", spiega Lawendel. "Ormai tutte le grandi marche di automobili hanno annunciato l'uscita di ricevitori FM/DAB integrati nei cruscotti dei vari modelli di autovettura (l'aftermarket delle autoradio tradizionali è quasi dato per perso, mi pare di capire). Questo potrebbe rendere possibile una esplosione del fenomeno digital radio, finalmente anche tra i consumatori. Silicio come quello sviluppato da PNPNetwork è indispensabile per spostare l'interesse dell'industria dell'auto verso il DRM, e la cosa prima o poi succederà. RTL 102.5 è pronta anche a considerare l'idea di impegnare delle frequenze FM per il DRM+, ma solo quando sarà il momento. Difficile prevedere se e quando arriverà. Nel frattempo, i "telefonici" con LTE non resteranno fermi". "Il modello broadcast può ancora contare sulla sua formidabile capacità di servire estesi bacini di utenza impegnando risorse di banda relativamente modeste, ma sarebbe un errore confidare che questa superiorità durerà per sempre", conclude il giornalista di Radio Passioni.
20/10/2010 20:19
 
NOTIZIE CORRELATE
"Con una decisione che segue di poco l'avvio della procedura di parziale switch-off dell'FM in Norvegia, anche la Svizzera annuncia la procedura di revisione del testo dell'ordinanza sulla radiotelevisione (ORTV), da parte del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC).
Negli Stati Uniti, la radio online è la seconda attività più comune nelle app dei dispositivi mobili con il 15% del tempo speso, seconda solo ai social network con il 29% e più diffusa dei giochi con l’11%.
Siamo al delirio: per (tentare di) risolvere il problema dell'insufficienza delle frequenze per lo sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale terrestre (DAB+), Giacomelli inventa la riassegnazione della banda VHF aprendo la porta ad un ginepraio di ricorsi giudiziari da parte di network provider DTT che nell'ultimo quadrimestre 2016 si sono visti assegnare proprio le frequenze che lui vorrebbe ora ridistribuire.
"Sarà convocato a breve dal Sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli un Tavolo per il rilancio del digitale radiofonico e per il riordino delle frequenze, a sostegno di un comparto mai così innovativo come in questa stagione ma che ha necessità di impulsi positivi per una evoluzione tecnologica e industriale".
Un altro anno è passato e la radio digitale terrestre in Italia (così come in molti altri paesi europei) rimane poco più di un intento. Così, mentre il broadcasting IP sta galoppando un po' ovunque, da noi si assiste alla lotta con armi spuntate per la destinazione del canale 13, considerato come l'illusoria soluzione alla ventennale empasse di una tecnologia che, dopo oltre 30 anni dalla sua presentazione, non è ancora riuscita ad affermarsi.