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Radio. La Lega cede la concessione (comunitaria) nazionale al gruppo RTL. Radio Padania si concentra sul locale

Le battute si sono sprecate: "i padani si sono venduti ai calabresi"; "corsi e ricorsi storici: i padani che erano subentrati a Radio Antenna Emigrante (a Milano, ndr) sono emigrati".
Il riferimento è ovviamente alla cessione, per 2,1 mln di euro, della concessione comunitaria nazionale di Radio Padania con annessi 136 impianti (di cui molti attivati ex art. 74 L. 448/2001) alla galassia editoriale di Lorenzo Suraci, il patron (nato a Vibo Valentia) - tra l'altro - di RTL 102,5 e di Radio Zeta L'Italiana, intervenuta il 5 agosto attraverso la successione tra Radio Padania soc. coop. e l'ACRC - Associazione Culturale Radiofonica Comunitaria, ente giuridico creato ad hoc (e chiaramente non profit). La notizia - ufficializzata per primo dal quotidiano Italia Oggi -  in realtà era nota da tempo, come era risaputo del problema amministrativo che aveva impedito l'anticipazione del passaggio nella primavera scorsa, allorquando una prima acquisizione era stata bocciata dal Ministero dello Sviluppo Economico in quanto intervenuta attraverso una società di capitali (Radio Mobilificio di Cantù s.r.l.), soggetto evidentemente privo per natura giuridica dei requisiti per la gestione di una radio comunitaria (che, a differenza di quella commerciale non può essere convertita in una natura concessoria differente). Per contro, la RMdC (concessionaria locale editrice di Zeta l'Italiana) ha ceduto a Radio Padania una concessione locale con annessi gran parte degli impianti originari nel nord Italia (come per esempio i 103,5 MHz di Milano e i 98,5 MHz di Varese). Cosa farà Suraci di una concessione comunitaria da potenziare enormemente (è ancora lontana la copertura del 60% del territorio nazionale quale limite minimo di illuminazione), ma soprattutto vincolata da grandi limiti (assenza dello scopo di lucro, autoproduzione - dalla quale vanno escluse la musica e brevi commenti dei conduttori - per almeno il 30% dell'orario di trasmissione giornaliero tra le 7 e le 21, tetto pubblicitario del 10% in luogo del 20% delle nazionali) non è dato di saperlo. Forse vi domicilierà i contenuti - invero un po' stridenti - di Radio Zeta L'Italiana opportunamente rimodulati nei predetti limiti di contenuto (ex art 2 c. 1 lettera bb) punto 1 D. Lgs. 177/2005), oppure creerà un nuovo prodotto più consono al titolo concessorio ed alla denominazione dell'associazione titolare (per esempio una radio news & talk), dimensionando il prodotto italiano come superstation entro i limiti dei 15 mln di abitanti in attesa che, magari, il legislatore riveda detto confine di illuminazione, risolvendo, per esempio, un'antinomia che pone incomprensibilmente le tv locali (ex art. 2 c. 1 lettera z) D. Lgs. 177/2005 con un tetto di servizio del 50% della popolazione, pari cioè a oltre 3 volte quello delle radio locali. Sul lato opposto, la decisione della Lega, oltre a determinare un introito economico nelle casse in un momento particolarmente delicato, riduce sensibilmente i costi di gestione della stazione senza alterarne l'ascolto (comunque rimasto sempre concentrato al nord), pur rinunciando ai contributi originariamente elargiti dallo Stato (salvo eventuali nuovi provvedimenti legislativi dedicati, ovviamente...). Sul punto il direttore Alessandro Martelli ha chiarito: "La radio non chiude ma non ha più alcun sostegno pubblico, i nostri unici editori saranno gli ascoltatori, oltre alla pubblicità. L'operazione é stata avviata prima dell'estate ma ancora non è conclusa: per questi tipi di contatti ci vuole tempo, sono necessari diversi passaggi al ministero. Noi manterremo tutto l'asse che ho chiamato A4 col nome dell'autostrada Torino-Venezia, e che quindi comprende Cuneo, Torino, Milano, Bergamo e Brescia fino al Veneto. Al di fuori di quest'asse manterremo alcune realtà come Varese e Como, Pavia, Alessandria e qualche ripetitore in Emilia". (R.R. per NL)
19/10/2016 15:53
 
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