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Radio, legislazione: alla vigilia della riforma del concetto di ambito locale?

Come anticipato su queste pagine, è nata il 27/10 una nuova emittente del gruppo RTL 102,5 (di cui fa parte anche Radio Zeta L'Italiana).
Si tratta di Radio Freccia (www.radiofreccia.net), marchio di Luciano Ligabue che ne ha consentito dichiaratamente l'uso a RTL e che succede al progetto IP/DAB+ RTL 102.5 Rock, estendendo la diffusione alla modulazione di frequenza (a Milano è già sintonizzabile su 91,2 MHz e in vaste aree della Lombardia su 102,1 MHz e 91,3 MHz) e al DTT (col consueto modello della radiovisione, quantomeno in nuce). Secondo le dichiarazioni dell'editore Lorenzo Suraci, la stazione aspira ad essere "un laboratorio per rilanciare nuove idee, nello spiriti delle radio libere degli Anni 70 e delle prime radio americane dove i disc jockey erano anche registi dei propri programmi”. In verità, non è ancora del tutto chiaro dove sia (o sarà) domiciliata a livello concessorio la nuova emittente: cioè se, come sembra probabile, sulla recentemente acquisita concessione di carattere comunitario in ambito nazionale da Radio Padania (che continua la propria operatività in ambito locale nel nord Italia) o su una delle concessione locali di Radio Mobilificio di Cantù srl o di Radio Zeta srl (le società del gruppo che editano prodotti locali). La scelta dei titoli concessori su cui collocare i prodotti Radio Zeta L'Italiana e Radio Freccia non è questione di poco conto, posto che essa sarà determinante per stabilirne i rispettivi ambiti diffusivi e presumibilmente i modelli editoriali. Quella nazionale, infatti, sconta il dimezzamento del tetto pubblicitario (10%) rispetto alle commerciali (20%) e il vincolo del 30% di autoproduzione del totale tra le 7 e le 21, dal quale vanno escluse la musica e brevi commenti dei conduttori; mentre quelle locali sono frenate dai limiti di copertura di 15 mln di abitanti. Allo stato della legislazione - che da più fonti si dà finalmente in procinto di essere riformata sul punto, stante l'evidente anacronismo tecnologico e la sopravvenuta antinomia giuridica con il comparto tv locale (ex art. 2 c. 1 lettera z D. Lgs. 177/2005 le tv hanno un tetto di servizio del 50% della popolazione, pari cioè a oltre 3 volte quello delle radio locali) -, in termini di progetti nazionali alternativi a quelli formali (sul piano amministrativo) sarebbero possibili solo una syndication con programmi interconnessi nei ristretti limiti orari giornalieri concessi dal legislatore, con identificazione diversa da parte di tutte le stazioni affiliate/consorziate nelle fasce autonome (compresa la stazione madre) - cioè un progetto zoppo sul piano editoriale e commerciale (con pesantissimi limiti in termini di rilevazione dell'ascolto) - ovvero un più moderno circuito di maxiradio monodenominate ma con programmazioni del tutto autonome, ancorché uniformate quanto a layout contenutistico (in sostanza, proprio il modello delle RTL locali di fine anni '90, bloccato  artatamente da una norma legislativa ad hoc - L. 78/1999 - poi espunta dall'ordinamento a seguito di una censura di incostituzionalità). Un'auspicabile riforma del concetto di ambito locale potrebbe trovare l'appoggio di molti editori radiofonici di spessore che si trovano nella necessità di far emergere nuovi progetti editoriali ma che rischiano di patire un'incomprensibile compressione imprenditoriale, del tutto illogica in un momento in cui, grazie soprattutto al web ed al satellite, la dimensione diffusiva ha perso quasi completamento la propria logica originaria, costituendo solo un anacronistico blocco da rimuovere al più presto anche al fine di consentire un veloce ristabilimento di un equilibrio di pesi e contrappesi dopo l'ingresso nel settore del colosso Mediaset, che, a quanto si mormora, starebbe già determinando effetti niente affatto positivi sul piano commerciale per il comparto. (M.L. per NL)
30/10/2016 08:53
 
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