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Radio, movimenti importanti in Lombardia anche sulla pubblicità locale
Dal primo gennaio Agenzia Generale Pubblicità è la nuova concessionaria della pubblicità areale pianificata su Radio Italia Anni ’60 Lombardia.
A.G.P., società che fa riferimento alla galassia della bergamasca superstation Radio Number One, cui appartengono anche Radio Bergamo, Radio Millenote e Videobergamo-Numberone Channel, diventa pertanto uno dei principali player della pubblicità locale in Lombardia, insieme al gruppo toscano Mediahit (da cui dipendono, tra le altre, Radio Cuore, Radio Reporter, Gamma Radio, Cuore 2 e Fantastica). Un segnale che la recente rivoluzione registrata sul mercato della pubblicità nazionale radiofonica (in particolare con l'avvincendamento della Manzoni a Radio & Reti nella raccolta della pubblicità di Radio Italia) si sta riverberando anche sul promettente settore areale, ad oggi decisamente sottovalutato.
25/01/2010 21:41
 

Armate "brancaleone"

Probabilmente tutte queste manovre finiranno per far fuggire i pochi superstiti investitori locali, sul web.
Queste ammucchiate di marchi radiofonici, perlopiù autoreferenti, dove le "trainanti" sono da tempo in caduta libera, non portano nessun giovamento ad un "mercato" sempre più depresso e sempre più deluso in termini di ritorno degli investimenti.
Già si son potuti toccare con mano i "risultati",vicini allo zero assoluto, di altre iniziative similari anche se di serie "b". Indubbiamente al mezzo radiofonico occorrono reti di vendita "qualificate", ma è anche vero che a queste reti occorrano prodotti con un certo "appeal" in grado di dare qualche risultato tangibile, allo stato attuale questo binomio, prodromo ad un successo commerciale, ancora non si vede e l'investitore locale, conseguentemente, strizza l'occhio ad altre iniziative.

Pubblicità radio locale: quelli che mancano sono i venditori

Sostanzialmente concordo col commento precedente, evidenziando che quello che manca da anni alle radio locali sono i venditori, quelli veri, che girano e che non si limitano a fare quattro telefonate o spedire email a mo' di spam puntando al minimo fatturato che giustifichi la loro permanenza o, peggio, il loro "fisso". Forse perché, una volta, chi vendeva era anche chi il prodotto lo faceva e quindi ci credeva, le cose funzionavano meglio. Oggi si è persa quella carica iniziale (che si è trasferita, più o meno, su internet) e, nella maggior parte dei casi, i vecchi e stanchi editori locali sopravvissuti puntano alla pubblicità "nazionale" solo perché è la più semplice da raccogliere, cadendo, sotto forma di briciole, dalle grandi concessionarie che la elemosinano ai centri media. Un segno, come tanti altri, che l'era delle radio locali è finita.
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