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Radio-tv, per i sindacati delle emittenti il Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico va rinnovato. Così non va: errori, inadeguatezza di uomini e mezzi e mancata concertazione stanno annientando il settore
Critiche pesanti per il Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico del governo Monti giungono dalle rappresentanze delle emittenti radiotelevisive locali.
In particolare, per l'associazione Aeranti-Corallo, il giudizio sull'operato del MSE-Com "è assolutamente critico". Il sindacato, auspica, quindi, "un totale rinnovamento, dopo le elezioni della prossima primavera, con la nomina di un Ministro che, sul piano politico, abbia maggiore attenzione alle problematiche del settore radiotelevisivo locale, e con la nomina di un nuovo Capo del Dipartimento che, sul piano amministrativo, dia soluzione a tutte le criticità in atto". Per Aeranti-Corallo "sono evidenti, infatti, le responsabilità di una conduzione politica e tecnica del Dipartimento assolutamente inaccettabile da parte degli editori radiotelevisivi locali",  con una "assoluta mancanza di iniziative per la ripresa del mercato pubblicitario e dell’economia del settore"; una "inaccettabile gestione della transizione al digitale caratterizzata dall’imposizione di tempi tecnicamente insostenibili" e "un continuo cambiamento delle regole che ha generato una situazione di incertezza permanente, impedendo programmazioni e scelte aziendali a medio e lungo termine". Il portatore di interessi diffusi nel settore rtv, stigmatizza poi  "l’eccessiva e ingiustificata burocrazia, cui è sottoposta l’emittenza locale, mentre sarebbero, invece, opportuni forti interventi di semplificazione e di liberalizzazione" e "le criticità organizzative della struttura ministeriale che deve gestire problematiche estremamente complesse con risorse umane quantitativamente insufficienti, con risorse finanziarie irrisorie, e con modelli organizzativi e strumentazioni tecniche assolutamente inadeguate". Nel merito, per Aeranti-Corallo, "E’ inaccettabile che il Ministero pensi di attuare nei prossimi giorni il riposizionamento delle frequenze (sulla base del nuovo piano Agcom - Delibera n. 265/12/CONS) in Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio e Campania mentre non sono state ancora pubblicate le relative graduatorie, non sono stati ancora riassegnati i diritti di uso e non sono state effettuate le procedure per la definizione degli accordi di must carry per gli esclusi dalle graduatorie stesse". Non è tollerabile per l'associazione, che si pensi "di realizzare il nuovo switch off di tali aree in pochi giorni, quando per realizzare il primo switch off sono stati necessari mesi" e "di modificare le frequenze a molti operatori senza aver preventivamente avviato una campagna di comunicazione nei confronti dell’utenza, che non avendo notizia delle modifiche perderà, in molti casi, la sintonizzazione dei canali interessati dalle modifiche stesse". "E’ inaccettabile che si richieda alle tv locali di diffondere sei marchi/palinsesti nei propri mux quando centinaia di marchi/palinsesti autorizzati per l’attività di fornitore di servizi di media audiovisivi non hanno ricevuto dal Ministero l’attribuzione della numerazione LCN (e ciò nonostante che l’Agcom abbia reso disponibili da tempo ulteriori numerazioni)", continua l'ente esponenziale, che lamenta altresì come "il Ministero non abbia mai avviato le procedure per l’attribuzione delle numerazioni LCN ai contenuti radiofonici diffusi tramite la piattaforma DVB-T" e che in Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige e Lazio "siano state avviate le gare per le riassegnazioni frequenziali nonostante che in tali regioni fossero stati dismessi tutti gli impianti operanti sui canali 61-69". E poi la nota più mortificante per chi era sempre stato (o aveva pensato di essere) nella stanza dei bottoni: la decisione del MSE di procedere alla riassegnazione delle frequenze "senza alcuna consultazione delle associazioni nazionali di categoria rappresentative", attraverso "bandi di gara per la riassegnazione delle frequenze" che hanno "sostanzialmente modificato il Codice Civile in materia di deposito dei bilanci" e "introdotto un meccanismo (le cosiddette intese d’ufficio) in base al quale le emittenti che operano su frequenze che non sono state assegnate sull’intero territorio di una regione (es. alcune frequenze di banda III o dell’ex beauty contest) sono fortemente penalizzate nella relativa graduatoria". Decisioni che hanno preso alla sprovvista la maggioranza degli operatori, che avevano confidato, elaborando investimenti e strategie, nelle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria che poi si sono rivelate in tutto o in parte inesatte. Un comportamento, quello del MSE-Com di Mario Monti, contestato anche per quanto riguarda le contribuzioni di settore, posto che ad oggi non sono stati ancora pagati alle tv locali i contributi per l’anno 2011 e il saldo dei contributi per l’anno 2010 e non si può accettare "che in tale situazione di ritardo il Ministero abbia commesso errori nella determinazione del riparto dei contributi 2011 tra i diversi bacini di utenza" e "che il bando per i contributi 2012 (da emanarsi entro il 31 gennaio 2012) non sia stato ancora pubblicato". Denunce in ordine alle quali, ad Aeranti-Corallo, "piacerebbero delle risposte da parte del Ministro Corrado Passera e del Capo del Dipartimento Roberto Sambuco". Che è improbabile che arriveranno. (M.L. per NL)
02/12/2012 13:36
 
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