Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Sedotti e riconosciuti da Facebook: con il “tag suggestions”
Internet è davvero diventato come il pane quotidiano? A seguito di un’invasione totale della tecnologia nella nostra vita, siamo ancora capaci di avere fame della realtà, delle lunghe telefonate, delle foto, della carta e soprattutto del nostro tempo?
Provate ad osservare un tavolo di amici a cena nel ristorante del centro: accanto al tovagliolo, iPhone e BlackBerry e tra una notifica, un sms e un tag fingono di ascoltare i commensali. Il rapporto con il social network è diventato tanto morboso da legittimare implicitamente Mark Zuckerberg a conoscere ogni dettaglio della nostra vita, palesarlo e anticipare le nostre mosse, gestendo i contenuti a suo piacimento. Le nostre informazioni alla mercè della rete vengono plasmate e, senza alcun consenso, ci ritroviamo taggati in foto che ci rendono conoscibili e conosciuti in modo esponenziale. La privacy viene accuratamente legata dalle mani di Facebook, che attraverso un meccanismo sottile, ci mette davanti al fatto compiuto: come da tradizione l’utente non viene informato direttamente sui cambiamenti della gestione e delle regole del social network. È quello che è successo con l’introduzione, a questo punto coattiva, del “tag suggestions” che permette di riconoscere i volti di coloro che posano nella foto caricata ed invitare l’utente a taggare. Tale opzione di riconoscimento automatica è volta ad accelerare il processo di identificazione degli amici protagonisti delle foto postate e, quindi, allargare la famiglia in rete. Mark Zuckeberg, odia la solitudine, e per questo ci fornisce nuove amicizie, svelandoci le identità delle persone (iscritte al social network) presenti nelle foto. La memoria di Facebook non si limita alle parole, luoghi, immagini e fotografie, bensì arriva a riconoscere il nostro volto attraverso un processo che lega fisionomia e web. Ma siamo davvero sicuri di voler essere riconosciuti? Alcune società di sicurezza, tra cui l’azienda di sicurezza informatica Sophos, consigliano di bloccare tale opzione attraverso una semplice modifica delle impostazioni, affinché il nostro “silenzio assenso” non giustifichi il cambiamento, da alcuni sofferto, lanciato dal social network. Il servizio - esteso dagli Stati Uniti alla maggior parte dei paesi europei, Italia inclusa - può essere disattivato modificando le impostazioni account e alla voce “suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io” segnare “no”. È importante rimanere aggiornati sulle variazione dell’amministrazione del social network, per essere consapevoli di ciò che è esposto in vetrina: in questo caso un algoritmo identifica automaticamente la fisionomia del viso e attribuisce un nome ad ogni volto. Le novità vengono applicate di default, ma è bene non subire il cambiamento, e gestire la privacy in risposta all’evoluzione di Facebook. Velocemente diventiamo una grande famiglia, tutti riconoscono tutti, non ci sono misteri, incognite e forse con l’amicizia fittizia costruita su uno scatto evapora anche la curiosità soddisfatta, o meglio messa a tacere, dalla memoria visiva di Facebook. Travolti dal vortice del web siamo disposti a essere riconoscibili, individuabili e taggabili in sordina ovunque e da chiunque: la riservatezza ha un volto e Mark Zuckeberger sembra averlo dimenticato. (C.S. per NL)
13/06/2011 05:48
 
NOTIZIE CORRELATE
Non è un segreto che Facebook sia di gran lunga il social network più diffuso al mondo, con un’utenza che si aggira intorno ai 2 miliardi e nessun concorrente effettivamente in grado di scalfirne le dimensioni; è proprio per questo motivo che le altre piattaforme hanno finora puntato sul fornire servizi alternativi e Facebook ha puntualmente fatto di tutto per inglobarle, mostrando un atteggiamento che sembra nascondere l’intenzione di restare l’unico sulla piazza.
Facebook punta al mercato musicale per migliorare la sua rendita, e conta di farlo continuando a sfidare Google e la sua colossale piattaforma video, il contenuto online che crea maggior engagement in assoluto.
Se si parla di diffamazione, Facebook e i social non sono assimilabili alla stampa ma vanno considerati come mezzo di pubblicità: così stabilisce una recente sentenza della Cassazione.
Il fermento suscitato dalle elezioni presidenziali americane sembra aver portato alla luce il fenomeno preesistente delle “fake news” (le "bufale"), contro il quale pare si stia avviando una vera e propria “guerra”.
Facebook sta lavorando alla realizzazione di un applicazione mirata ad inserirsi all’interno di dispositivi da collegare al televisore o agli Apple TV, incentrata sui video.