Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Storia della radiotelevisione italiana. Roma, Radio In: genesi di una delle prime syndication italiane
Come noto, nella tarda seconda metà degli anni ’70 tra le radio private furono tentati dei rapporti di syndication sul modello americano, quali furono le catene d’emittenti accomunate dal marchio “Radio In”, "Radio Elle" e (soprattutto) “Radio Luna” .
Tali organizzazioni avevano tutte centri di produzione in Roma (non si ha notizia di tentativi similari da altre città in quel periodo) che distribuivano - attraverso supporti magnetici preregistrati, le cd. “bobine” o “pizze”, inviate con corriere o via posta ad emittenti locali associate - programmi con pubblicità nazionale preinserita da irradiare in giorni ed orari più o meno rigidamente prestabiliti. I circuiti, costituiti da stazioni accomunate dal medesimo nome (di norma quello della stazione madre seguito dalla città d'appartenenza del relay locale) erano costituiti da un numero variabile (in genere tra le 40 e le 100 unità) di piccole o medie radio (le grandi difficilmente sopportavano l'ingerenza editoriale altrui), dislocate spesso a macchia di leopardo lungo la penisola. Nonostante le grandi prospettive commerciali delle iniziative, l'impossibilità di aggirare il vincolo giuridico della trasmissione in diretta (la sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale aveva sancito l'illegittimità del monopolio RAI solo su scala locale) ne limitava di molto lo sviluppo imprenditoriale ed il conseguimento da parte delle stesse di livelli d’audience rilevanti al punto da poter negoziare contratti pubblicitari nazionali di una certa entità (l'essenza della radio ed il suo vantaggio sulla tv o sui giornali, lo si capì presto, era l'immediatezza data dalla diretta). Del resto, il problema, tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ’80, non era solo di natura giuridica (divieto d’installazione di ponti radio per l’interconnessione eccedenti l’ambito locale) e tecnica (costi d’installazione e di gestione della dorsale di collegamento), ma anche (e soprattutto) d’immaturità del mercato della radiofonia privata, che non garantiva (ancora) sufficiente stabilità per una pianificazione nel lungo periodo degli ingenti investimenti che simili progetti inevitabilmente avrebbero imposto. Si stava, in quel periodo, faticosamente uscendo dalla fase sperimentale, anarchica, disordinata ed improvvisata dell’euforia postmonopolistica, per entrare in un periodo di presa di coscienza economica, editoriale e politica. Come detto, Radio In, insieme a Radio Elle e a Radio Luna fu tra i primi tentativi di network (nell'accezione di "syndication") in Italia. Similmente alla rete di Cicciolina, anche Radio In si basava sull'invio di programmi (per otto ore giornaliere) preregistrati (su bobina) alle stazioni associate (nella foto d'apertura gli studi di trasmissione di Radio Wonderful Music di Legnano, una delle stazioni del network "Radio In" per la Lombardia). Andando per gradi, va detto che la storia della stazione madre del circuito Radio In era iniziata a Roma nella seconda metà degli anni '70, quale evoluzione di Radio Hanna (stazione sorta nel 1975, foto a lato) - tanto che per un certo periodo si chiamò Radio Hanna In - con un trasmettitore sintonizzato sui 100,9 MHz, presto portati a 101 MHz (a seguito del forfait di Onda Radio 101). Il format della stazione, che vedeva Maurizio Amici quale deus ex machina, era assolutamente innovativo: musica "top 40" con frequenti info e news sul traffico; era, insomma, l'antesignana di una hit-radio, almeno come la intendiamo oggi. "I dischi erano divisi in 4 segmenti A, B, C, D; ogni settimana uscivano di scena 10 dischi dai vari segmenti che venivano rimpiazzati da altrettante novità - ricorda Maurizio Amici sul portale Broadcast Italia.it -  Ma non era una Hit Parade: i dischi uscivano indifferentemente dai 4 settori e alcuni si spostavano all'interno di essi così che la frequenza di messa in onda fosse più o meno estesa. Ogni 8 brani entrava un disco a piacere del D.J. e applicammo una variante di una sezione E di 5 brani per rendere il format un po' più nostro. La conduzione era a carico di quattro D.J. che facevano 4 ore ognuno ruotando ogni giorno. La sequenza fu decriptata e noi ci sentimmo come degli archeologi che hanno scoperto il significato dei geroglifici, e un po' come spie che rubano i segreti altrui. Non ci capirete niente, lo immagino, ma riporto una sequenza che noi conduttori dovevamo assolutamente rispettare: AAGBACBADGECACDBC". Affidata alla direzione artistica di Gigi Canali,  annoverava tra gli speaker le belle voci di Teo Bellia e Anna Pettinelli.  La stazione si distingueva nella modulazione di frequenza romana, oltre che per la programmazione di qualità, anche per via del potentissimo segnale irradiato con un trasmettitore americano da 15 kW ("Era il secondo potentissimo segnale a Roma  - il primo fu attivato sui 97 MHz da Radio Centro Else-Radio Terminal Roma di Valmontone, poi ceduta a Italia Radio", ricorda ancora il sito Broadcast Italia.it). Nel 1979/80, quando partì il circuito nazionale delle 100 Radio In (editrice la Publielle s.p.a. di Pietro Follega, succeduto ad Amici nella titolarità della stazione romana), la sede era una bellissima e attrezzatissima villa in Viale dell'Esperanto 26 a Roma. I mezzi tecnici a disposizione erano straordinari e altrettanto lo erano gli animatori, "il meglio dell'epoca", come ci ha riferito qualche tempo fa l'amico Marco Lolli, noto regista radiofonico romano ed esperto della storia delle emittenti romane. A riguardo, basti dire che la radio era (formalmente) diretta sul piano artistico dal Riccardo Mantoni, fratello del celebre presentatore radio-tv Corrado (foto) e vedeva nello staff - oltre ai citati Teo Bellia e Anna Pettinelli - i già noti nomi di Pier Maria Bologna, Emilio Levi, Antonella Giampaoli e Milly Carlucci. L'emittente, nel suo tripudio faranoico, visse però soltanto un anno o poco più, prima di essere travolta dagli altissimi costi di gestione. Infatti, dopo poco più di 12 mesi dalla partenza (avvenuta il 26/02/1979), dell'ambizioso progetto, i cui conti erano stati devastati dalle pesantissime uscite economiche per mantenere in piedi una struttura mastodontica, era rimasta soltanto la frequenza romana, occupata da musica generalista (le trasmissioni interconnesse terminarono il 09/03/1980): una parentesi che si sarebbe chiusa solo nel 1981, quando, prima dell'avvio delle trasmissioni ufficiali di Radio In Montecitorio (per via della sede in Piazza del Parlamento), venne trasmesso per oltre due mesi un nastro continuo della durata di un'ora con un messaggio del nuovo proprietario della radio che spiegava i motivi della chiusura del circuito nazionale e annunciava la partenza della nuova iniziativa editoriale. “Andò a morire per due motivi - ha spiegato recentemente Pier Maria Bologna*, direttore artistico del network - Primo perché era una struttura che costava troppo; poi perché mancò l’interconnessione che la Sip doveva garantire tra Roma e le emittenti affiliate. Doveva attivare dei collegamenti 24 su 24 per consentirci di trasmettere da Roma e andare in contemporanea, cosa che non successe mai, probabilmente per motivi politici. Se non ricordo male l’editore Pietro Follega cercò di appoggiarsi a sponsor che lo sostenessero finanziariamente. Gli sponsor prima gli dissero di sì e poi vennero a mancare. C’era di mezzo un’agenzia che faceva capo alla Fiat per la raccolta alla pubblicità e l’Eni che avrebbe dovuto supportare tale progetto editoriale. Non se ne fece nulla. La struttura cominciò a deperire e si arrivò alla chiusura”. Alla fine del 1982 la radio fu venduta ad uno dei principali sponsor di allora, l'imprenditore romano nel settore degli arredobagni Antonio Valentini, che l'affidò alle cure di Andrea Torre. Come ricorda il portale Storia Radio Tv , il format era "quello classico di una radio musicale per giovani" con le voci di Anna Maria Tulli, lo stesso Torre, Miriam Fecchi, Alfredo De Santis, Andrea Cascioli, Stefano Valli, Tiberio Timperi, Anna Citeroni, Riccardo Reim, Stefano Valli e Giorgio Iacoboni, mentre direttore delle news era Marco Del Vecchio. Ma anche questo nuovo progetto non decolla, sicché, nel 1988, Valentini la cede in gestione proprio a Pier Maria Bologna, dal 1984 divenuto editore di un circuito nazionale più fortunato, denominato Tirradio, nato da una scissione di TIR -Top Italia Radio (1982) e diffuso in tutta Italia (con prevalenza al sud) attraverso emittenti locali consorziate cui giungevano programmi via cassetta con un anticipo di una settimana rispetto alla messa in onda. Radio In Montecitorio diventò pertanto Tirradio In, integrando la programmazione nazionale, realizzata in gran parte con il fenomenale gruppo di conduttori dell'esperimento del 1979/1980, con produzioni locali realizzate nella sede del centro di produzione BIP Studio di Via Bazzoni. "Nel 1988 a seguito della disattivazione dell'impianto di trasmissione a Rocca di Papa per inquinamento radioelettrico - ricorda ancora SRTV - Piermaria Bologna ricede la gestione a Valentini che riesce dopo qualche mese a ripristinare l'ottimo segnale sui 101 in località Monte Porzio Catone e a partire con una nuova programmazione autoprodotta il cui centro di produzione è presso un garage attiguo alla sua abitazione in zona Montesacro". Direttore artistico del tempo è Roberto Brandolini, cui succederà Maurizio Amadio. La stazione vivrà momenti alterni di notorietà e successo, con un format generalista sotto lo slogan "musica e parole", finché le trasmissioni di quel che restava del faranoico tentativo di fine anni '70 di creare una rete nazionale privata cesseranno nella seconda metà del 1998, quando avrà luogo la cessione della frequenza 101 MHz al Gruppo L'Espresso per potenziare l'ascolto dell'emittente Radio Dee Jay. (M.L. per NL)
 
* = "Effemme", Sorace, Roma 2005 – materiale parzialmente inedito, tratto dai lavori preparatori del testo - estratto dall’intervista a Pier Maria Bologna riportato anche in: “Il concetto giuridico di ambito locale nel sistema radiofonico italiano alla luce dell’evoluzione tecnologica”, Lualdi, Milano 2007.
01/05/2011 07:30
 
NOTIZIE CORRELATE
Martedì 17 gennaio la Combo Media srl si è aggiudicata il ramo d’azienda “Roma Uno”, emittente televisiva della Capitale. Dopo circa un anno dalla dichiarazione di fallimento, “Roma Uno”, che per quasi tredici anni ha rappresentato un punto di riferimento dell'informazione locale, riprenderà le trasmissioni televisive sul canale 11 del telecomando.
Pubblichiamo in esclusiva per questa rubrica due documenti introvabili per gli appassionati della storia delle prime radio e tv locali italiane.
"In merito alla notizia pubblicata, dal titolo “Ritorna in onda RomaUno”, secondo la quale è ora entrata a far parte della galassia dell’imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano>>, Voxson TV ed il Fallimento RomaUno precisano che l’emittente RomaUno è di titolarità del Fallimento RomaUno ed è da
E' tornata in onda per il Lazio (lcn 11) l'emittente capitolina Romauno. L’emittente è di titolarità del Fallimento RomaUno ed è da essa gestita, mentre il carrier del programma è Voxson TV. (R.R. per NL)