Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Tlc, USA: oggi il regolatore statunitense assegnerà nuove frequenze per lo sviluppo del 5g

Gli Stati Uniti voteranno oggi una proposta mirata a fornire agli operatori tlc delle nuove frequenze per lo sviluppo delle reti di quinta generazione; in Europa, invece, sembra interminabile il circo dei botta e risposta che continua solo a far perdere tempo.
Al contrario dell’Europa, gli Stati Uniti corrono in tema di reti e tentano immediatamente il salto sul treno del 5g; proprio oggi, 14 luglio, la Federal Communication Commission (FCC), vale a dire il garante nelle comunicazioni d’oltreoceano, voterà la proposta nota come Spectrum Frontiers, che assegnerà ben 14 GHz di spettro non licenziato alla banda larga wireless. “Gli Stati Uniti saranno il primo paese al mondo ad aprire le bande ad alta frequenza per le reti e le applicazioni 5G” ha dichiarato nei giorni scorsi Tom Wheeler, presidente della FCC, sottolineando come questo sia “un primato molto importante perché vuol dire che le aziende americane saranno le prime a partire”. In particolare, la proposta prevede di assegnare alla tecnologia le alte frequenze delle bande 28 GHz, 37 GHz, 39 GHz e 64-71 GHz, considerate fino ad oggi poco adatte alle tecnologie mobili in quanto l’alta frequenza di trasmissione comporta anche un corto raggio di copertura; un problema che, secondo il commissario FCC Mignon Clyburn, ormai non esiste più grazie alle innovazioni tecniche del settore “che porteranno le reti 5G a offrire velocità di trasferimento dati molto più alte e una latenza notevolmente inferiore a quella offerta dagli attuali servizi mobili”. Altro aspetto interessante sollevato da Wheeler, è l’idea che debba “essere la tecnologia a guidare la politica non viceversa”; e a tale scopo, continua, “gli Usa non passeranno i prossimi due-tre anni a studiare quello che il 5G dovrebbe essere, come dovrebbe funzionare, come assegnare lo spettro sulla base di questi presupposti” ma piuttosto cercheranno di “rendere disponibile lo spettro e lasciare che sia il settore privato a produrre gli standard più adatti per quelle frequenze e quegli usi”. Da qui traspare la logica estremamente liberista che accompagna molte delle decisioni politiche statunitensi, una logica che accompagnò anche la nascita della televisione e che ci differenzia estremamente dai nostri cugini d’oltreoceano. Sì perché, mentre gli USA spingono sull’acceleratore già adesso, per dare le risorse agli operatori privati e poi lasciare che il settore vada nella sua direzione più naturale, l’Europa si trova in una situazione nettamente diversa. La frammentazione del vecchio continente è sempre più palese e non solo in tema di nuove tecnologie; il massimo che si sia riuscito a proporre, è stato di prendersi fino a metà 2020 per liberare l’ormai arcinota banda 700, e ancora ci si fa la guerra sul lasciare o meno due anni di tolleranza per i soliti ritardatari (Italia in testa). Giusto due giorni fa, sull’argomento, abbiamo assistito al botta e risposta tra il vicepresidente della Commissione europea Andrus Ansip e il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni Antonello Giacomelli; mentre il primo ci teneva a sottolineare ancora una volta l’importanza di “essere tra i primi a essere coperti dalla rete 5G” e quindi di muoversi velocemente nel liberare la banda 700 in modo da “garantire ampia copertura e alte velocità di trasmissione anche nelle aree rurali”, il secondo ha ribattuto che “non c’è nessun ritardo dell’Italia sul passaggio delle frequenze 700MHz alle tlc, ma una decisione presa all’unanimità dal Consiglio dei governi europei”, ovvero quella dei due anni di tolleranza. Il tutto senza parlare degli operatori che, oltre a cambiare troppo spesso idea sulla fattibilità di un’asta per le frequenze, ancora stentano a offrire valide proposte per il 4g, figurarsi sperimentazioni sulla successiva generazione di reti. Nel frattempo, fra operatori come AT&T e Verizon che tali sperimentazioni le stanno già svolgendo e la FCC che considera la questione come una “priorità nazionale”, lo scenario sembra convergere verso una nuova supremazia statunitense nel campo delle reti, come già avvenuto con il 4g. (E.V. per NL)
14/07/2016 09:21
 
NOTIZIE CORRELATE
In arrivo il 5G anche in Italia dopo una lunga attesa. All’evento “Quale 5G? Il Parlamento Europeo e una roadmap nazionale” si è fatto il punto sui passi avanti dell'Italia nel passaggio alla nuova tecnologia: “abbiamo scelto di sentire gli operatori tlc e altri stakeholder per capire quale tipo di 5G vogliamo costruire, in base al tipo di servizi che saranno sviluppati – ha sottolineato il senatore Pd Sergio Boccadutri presente al meeting – mobilità, salute, telemedicina, realtà virtuale, energia e gamification sono solo alcuni esempi dei nuovi servizi che saranno sviluppati con il 5G”.
Mentre negli Stati uniti la pratica 5G procede già all’assegnazione delle frequenze tramite gare, l’Europa si dà tempo fino al 2022, termine massimo entro il quale gli stati membri dovranno aver completato il passaggio delle frequenze comprese nei 700 Mhz dagli operatori televisivi a quelli delle telecomunicazioni.
Gli Stati Uniti hanno ultimato l’asta per la cessione delle frequenze nella banda 600 MHz dagli operatori televisivi alle telco: il guadagno è stato praticamente un quarto rispetto alle previsioni ma l’asta dà il via allo sviluppo del 5G.
L’Autorità, con la delibera n. 557/16/CONS, ha avviato una indagine conoscitiva concernente le prospettive di sviluppo dei sistemi wireless e mobili verso la quinta generazione (5G) e l’utilizzo di nuove porzioni di spettro al di sopra dei 6 GHz.
La notizia è rilevante non solo per l'entità economica dell'operazione, ma anche per il segnale che essa manda al settore delle tlc e dei content provider radio e tv.