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Trasmissioni radiotelevisive digitali: la frontiera di Drivecast
Nel 1971, secondo la società di rilevazioni webcast Ando Media, il 3,8% della popolazione statunitense disponeva di un ricevitore radio per catturare segnali in banda FM e ascoltare le proprie stazioni radio preferite, ovviamente coi limiti di copertura determinate da tale tecnica trasmissiva.
Oggi, una percentuale analoga di utenti connessi ad internet ascolta senza limiti territoriali musica e palinsesti dal web sfruttando una molteplicità di device elettronici capaci di veicolare il flusso audio in streaming. Ci sono voluti quarant’anni, ma solo ora – e mai più di ora – i tempi sono maturi perché il mercato si allarghi anche al pianeta dei contenuti digitali web-based. Ed è quanto accade effettivamente anche in Italia, dove la diffusione di cellulari e smartphone è la maggiore d’Europa. Facile quindi che noi si abbia più dimestichezza con questo genere di dispositivi e, di conseguenza, si possa averne con tutto ciò che è tecnologicamente “avanzato”. Non è allora un caso che gli editori del Belpaese si stiano impegnando affinché la diffusione in streaming (audio e video) affianchi quella via etere, replicando il flusso online e permettendone l’ascolto o la visualizzazione su pc e cellulari e altri dispositivi. Un sistema che, prima di tutto, permette all’emittente radio o tv di sconfinare oltre il proprio bacino di utenza tipico, raggiungendo l’ascoltatore ovunque si trovi. Un formato tecnico che concede nel contempo all’editore la possibilità di accedere a nuove tipologie di mercato, nelle quali l’utenza è sicuramente più frammentata e più difficilmente identificabile per scopi pubblicitari. Ed è qui che il media manager Drivecast (battezzato onDrivecast per lo streaming radio) gioca un ruolo fondamentale: stiamo parlando, infatti, di un sistema capace di gestire contenuti multimediali sui diversi dispositivi dell’utente in grado di connettersi alla rete. Ciò significa che l’editore e, più in generale, qualunque emittente (radio, tv, web radio o web tv) che disponesse di podcast o flusso streaming del proprio palinsesto, non dovrà più preoccuparsi di capire come e dove veicolare i propri contenuti allo scopo di raggiungere proprio quell’utenza che risulta sempre più frammentata e potrà pianificare vere e proprie campagne pubblicitarie strategiche a seconda del dispositivo, device o social network cui il proprio streaming o podcast avrà accesso. Ma dove veicolare i propri contenuti? Come gestire il proprio streaming? Drivecast offre una gamma di soluzioni eterogenea, che permette all’utenza di riferimento di non perdere i propri podcast o le proprie emittenti preferite anche nell’ipotesi di migrazione da un device all’altro: infatti, con il sistema messo a punto dalla società Inrete è possibile consultare, controllare, nonché sincronizzare i propri contenuti o flussi, previa registrazione gratuita di un account e installazione della relativa applicazione, su tutti i PC o Mac, sui sistemi prodotti da Apple (iPod, iPhone, iPad), su smartphone e cellulari dotati di sistema operativo Android (un gruppo di dispositivi piuttosto folto, tra i quali spicca il nuovissimo Galaxy Tab di Samsung), sul social network Facebook, sui televisori di nuova generazione Samsung Internet Tv e Philips Net Tv, che dispongono di connessione ad internet con l’utilizzo di particolari widget. E questo elenco è destinato naturalmente ad essere ampliato con nuovi device, a seconda di quale sia la richiesta e la direzione che prenderà il mercato tecnologico italiano. Senza contare che esistono già modelli di automobili dotati di router wi-fi per la connessione al web via UMTS, sicché l’integrazione di Drivecast con le tradizionali autoradio potrebbe sarà sicuramente prossima. A questo punto, controllare i propri ascoltatori digitali e veicolare la pubblicità sarà più facile. Anzi, sarà difficile non farlo. (M.M. per NL)
19/10/2010 14:45
 

A favore dello streaming, ma con un dubbio...

Ottima idea. E sicuramente si parla di un futuro molto prossimo e su cui è indispensabile investire qualcosa. Ma mi rimane un dubbio: quando alcuni editori (locali soprattutto) si renderanno conto che (per "colpa" di internet) gli ascoltatori delle proprie emittenti sono molti meno di quanto altri dati statistici facevano supporre, cosa accadrà? Perchè è ovvio che i dati su internet sono certi: altro che Audiradio e compagnia bella. Perderanno la già scarsa sfiducia nelle nuove tecnologie oppure decideranno di inseguire tutti quegli ascoltatori sottratti all'Fm nella speranza di ampliare il mercato pubblicitario? Chissà...

ginko

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