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Tv e radio nella relazione annuale dell’Agcom. Contrazione dei ricavi pubblicitari, avanzata dei canali tematici e della Rete
Dalla relazione annuale 2012 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, pubblicata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, emerge con riguardo alla radio ed alla tv un calo dei ricavi pubblicitari nell’anno 2011, ed una maggiore propensione del pubblico verso i canali televisivi tematici e verso la fruizione on line.
Lo scorso anno, in particolare, ha segnato una flessione delle risorse economiche televisive dell’1,4% rispetto al 2010, mentre il mercato radiofonico si è contratto di circa il 5%. Il calo dei ricavi complessivi della televisione è dovuto principalmente alla riduzione degli investimenti pubblicitari (-4,2%). La pubblicità continua a rappresentare comunque la principale fonte di finanziamento soprattutto della tv gratuita, i cui ricavi nel 2011 hanno subito una perdita del 2,5%. Invece la tv a pagamento ha registrato nel complesso un +0,35 (il rallentamento della sua crescita è da imputare alla perdita del potere di acquisto dei consumatori). In particolare, la pay tv nel 2011 ha rappresentato la “risorsa più dinamica” del settore, i cui ricavi sono cresciuti anche grazie allo sviluppo di nuove piattaforme. Sky ha raggiunto 5 milioni di famiglie abbonate ed anche Mediaset Premium ha visto una crescita sostenuta, guadagnando il 17,4% delle risorse del mercato (contro il 77,4% di Sky). Quanto ai contenuti, a trainare la tv a pagamento è stato sempre il calcio, e in termini di audience si è assistito all’affermazione di Sky Tg 24 sui canali dedicati al cinema. Se si guarda al comparto televisivo nel suo complesso, nel 2011 oltre il 90% delle risorse è detenuta da Rai, Mediaset e Sky Italia, mentre solo il 7,6% fa capo ai restanti operatori. Anche Rai, Mediaset e Sky Italia hanno registrato una riduzione dei ricavi pubblicitari a differenza di Telecom Italia, che è cresciuta, anche in termini di audience, grazie a La7. I contenuti televisivi continuano ad essere fruiti per la maggior parte tramite lo schermo tv, mentre il computer stenta ad affermarsi come mezzo sostitutivo per la visione televisiva. Aumentano invece le famiglie che utilizzano dispositivi che consentono la ricezione dei servizi e contenuti attraverso piattaforme IP-based over the top sul proprio schermo televisivo. La televisione tradizionale, si legge nella relazione Agcom, si integra sempre più con internet, dando vita ad un sistema denominato Over-the-Top (OTT), che “consente (…) di associare alle trasmissioni televisive tradizionali, legate ad un palinsesto predefinito, una vasta gamma di servizi e contenuti provenienti da internet, fruibili anytime e anywhere attraverso lo schermo televisivo grazie a dispositivi “ibridi” connettibili”. Il legame tra piccolo schermo e Rete si evidenzia dal rapporto sempre più stretto tra prodotto audiovisivo e social network e blog, che costituiscono non solo i luoghi di dibattito sui programmi tv, ma anche i canali per la promozione delle trasmissioni da parte dei personaggi televisivi. Cambiano poi le modalità del consumo televisivo, che tende a privilegiare la ricerca attiva del contenuto su internet ed una maggiore personalizzazione della fruizione, attraverso la visione di canali tematici. Si inizia a registrare, a riguardo, “un’erosione degli ascolti delle reti generaliste e uno spostamento dell’audience verso canali maggiormente targettizzati e nuove piattaforme”. Nell’ambito della tv in chiaro, tali fenomeni innovativi tuttavia non sono stati sufficienti a mutare le posizioni dei due principali operatori Rai e Mediaset, la cui quota di mercato nel 2011 è risultata superiore all’85%. Sconsolante il quadro che emerge con riferimento alle tv locali, sempre più dipendenti da contributi pubblici che, “se analizzati in prospettiva storica, non appaiono aver contribuito alla determinazione di un sistema più efficiente e pluralista”, nè concorrenziale, configurandosi la posizione delle emittenti locali in “strutturale declino”. Come la tv , anche la radio lo scorso anno ha visto, soprattutto nel primo trimestre, una contrazione dei ricavi pubblicitari (nel complesso, di oltre il 6%). A pesare su tale calo è stata, tra l’altro, la mancanza di un sistema ufficiale di rilevazione degli ascolti radiofonici, a seguito della cessazione dell’attività di Audiradio a fine 2010. Anche nel settore radiofonico, come in quello televisivo, il panorama appare immutato in relazione ai soggetti ivi operanti. La quota di mercato della Rai ha raggiunto nel 2011 il 21,8%; segue il Gruppo Editoriale L’Espresso (12,9%), il Gruppo Finelco (10,4%), RDS (6,8%), RTL (7,2%), Mondadori (4%), Il Sole 24 Ore (2,4%), e gli altri operatori (34,4%). E’ interessante evidenziare che nel 2011 se i media tradizionali hanno registrato un calo si è invece assistito allo sviluppo di nuovi media digitali. In particolare, lo scorso anno “ha visto (…) l’affermarsi di forme di accesso alla rete e di fruizione dei contenuti on line non più strettamente legate al computer, ma fruibili attraverso device di maggiore appeal per il pubblico italiano, come gli smartphone, i tablet e le connected tv”. (D.A. per NL)
19/10/2012 12:29
 
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