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Tv. France Télé, quei 3 mld che non bastano. 215 mln statali fino al 2020

C'è poco da fare, i conti continuano a non tornare: quei 3 mld di euro non sono sufficienti per Delphine Ernotte, AD di France Télévisions, beneamata dal presidente Hollande, giunta ormai due anni fa al vertice della tv di stato con l'obiettivo ambizioso di risanarla e di ridurre entro il 2020 i contributi del ministero dell'economia che (esattamente come in Italia) rimane il suo unico azionista.
Chiusi i conti alla fine dell'anno, la Ernotte, che in questi mesi tormentati dal lancio di FranceInfo, (il primo canale "all news", rivelatosi un vero flop con risultati di audience inferiori all'1%) ha fatto l'impossibile per seguire la linea di manager severa e taglia costi, ha realizzato che i 3 mld di euro del canone non solo non erano sufficienti a coprire il budget del 2016 ma anche i budget a venire dal 2017 fino al 2020. Come procedere? Esattamente come France Télé (e la Rai, inutile ricordarlo) ha sempre fatto. E' andata a bussare a quattrini dritta dritta dallo stato, il quale, soprattutto alla vigilia delle presidenziali di primavera, non poteva che aprire generosamente la borsa. Da qui al 2012 "l'Etat prévoit encore de renflouer le caisses de France Télévisions", lo stato verserà nelle casse della tv pubblica una cifra che, secondo quanto riportato dalle stime delle varie direzioni finanziarie dei ministeri interessati (l'economia e la cultura), dovrebbe aggirarsi intorno ai 215 mln di euro. Suddivisi in questo modo: 28 mln per chiudere senza l'affanno il bilancio 2016; altri 38 mln per l'esercizio 2017, il cui budget (che qui si chiama Com, Contract d'objectifs et des moyens) è stato appena firmato in pompa magna dalla Ernotte e dalla ministra della cultura, Audrey Azoulay, e il resto a scalare fino al tetto dei 215 mln previsti, a meno che la Corte dei Conti, da qualche tempo piuttosto accorta a come vengono spese (o sperperate) le risorse pubbliche nella gestione della tv di stato, non apponga il suo no perentorio come ha fatto a novembre scorso bocciando il bilancio 2015. E qui domanda sorge spontanea: a cosa serviranno tutti questi quattrini? Le due signore firmatarie del Com, nello sfavillante scenario natalizio dell'Eliseo, hanno ricordato ai giornalisti che "l'actionnaire et l'enterprise se sont accordés su trois orientations stratégiques prioritaires", hanno deciso di comune accordo, stato azionista e tv pubblica, di investire le risorse in tre aree considerate altamente strategiche per il futuro. Ovvero la fiction (a cui vengono destinati più di 400 mln di euro ogni anno), lo sviluppo del digitale (sul punto la Rai francese è obiettivamente molto indietro rispetto ai suoi concorrenti privati) e, in ultimo, il rafforzamento dell'offerta informativa che passa attraverso FranceInfo (nonostante il debutto quasi imbarazzante con errori imperdonabili di gestione e di conduzione come l'annuncio di attentati terroristici mai verificatisi), il potenziamento di France3 e le sue redazioni regionali. "L'effort de l'enterprise publique est plus important que le coup de pouce de l'Etat", lo sforzo industriale di France Télé è molto più importante degli "aiutini finanziari" dello stato: così hanno spiegato i portavoce della ministra e della presidente al termine della conferenza stampa. E ironicamente sembrava di stare quasi a Saxa Rubra, non certo all'Eliseo. Stessa cultura d'impresa, stessa strafottente noncuranza per le regole della buona amministrazione. Del resto, come la sua collega italiana, anche la Ernotte ha promesso 60 mln di tagli (soprattutto alla voce "costo del lavoro") e altri 30 di maggiori introiti ("ressources commerciales") in modo da ridurre l'impegno finanziario dello Stato a 150 mln al posto degli oltre 200 preventivati. Ma, storia trita e ritrita, quando si tratta di servizio pubblico, non c'è nessun impegno preciso, nessun vincolo concreto in termini di bilancio. "La tendence est davantage à l'addiction des coupes de pouce qu'à la soustraction des dépenses", la tendenza è verso l'aumento degli "aiutini finanziari" piuttosto che verso la riduzione delle spese, dichiara uno dei (pochi) responsabili della finanza di France Télé presenti alla conferenza stampa per la presentazione del Com all'Eliseo (naturalmente, in forma anonima). (S.F. per NL)
04/01/2017 15:17
 
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