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Tv. Il calcio non rende più: in crescita lo streaming gratuito e legale

I diritti di trasmissione dei programmi sportivi, in Italia, sono quasi del tutto una cosa da pay tv, tanto che nel fondare la sua, Mediaset ci basò praticamente la quasi totalità della sua offerta; salvo poi pentirsene amaramente. Uno dei motivi è che, grazie all’onnipresente internet, lo sport sta piano piano entrando nell’ordine del free to air.
In Italia, lo sport più seguito è senza ombra di dubbio il calcio, che non a caso è rimasto l’unico a resistere in questo modello di business (è infatti molto più facile vedere su canali free una partita di tennis o di rugby importanti, per il calcio invece la questione è diversa); l’asta per i diritti di trasmissione è, infatti, una guerra vera e propria nel nostro paese, tanto che nell’ultima, Premium ha finito per dissanguare i conti dell’intera Mediaset pur di ottenere i diritti sulla Champions League. Con l’annunciata uscita del Biscione dalle aste calcistiche (c’è ancora da vedere se alle parole seguiranno i fatti) si prefigura però l’apertura verso un modello di fruizione delle partite differente, non più basato sugli abbonamenti a pacchetti televisivi e che risolverebbe anche il problema tanto discusso del possibile monopolio Sky nell’ambito causato dal ritiro di Premium. Già oggi, infatti, esistono di fatto diversi metodi (soprattutto all’estero) per vedere partite anche di squadre blasonate in maniera totalmente gratuita; il più diffuso è sicuramente Facebook, mezzo sperimentato in Italia per la prima volta nella partita di Lega Pro Cosenza-Catanzaro lo scorso dicembre, che è stata trasmessa sulla pagina ufficiale della lega calcistica. Questo esperimento non ha avuto seguito, ma mai dire mai: la Liga spagnola trasmette partite in diretta sul social network, togliendo alle televisioni l’esclusiva su incontri di alto profilo; la logica alle spalle di questa scelta è evidente: nessuna televisione, soprattutto se a pagamento, dispone del parco di utenza di Facebook. Esiste anche l’alternativa dei siti di scommesse: un esempio italiano è quello del sito ufficiale di SNAI, che consente a chi ha un saldo di gioco attivo partite di serie A, serie B e Lega Pro; bisogna caricare sul proprio conto un importo di almeno 15 euro, ma poi basta: non si è costretti a pagare un abbonamento mensile; la stessa possibilità è offerta anche da altri siti di scommesse che in alcuni casi, come Bet365, offrono anche una scelta sportiva più ampia ma sempre con le stesse condizioni. La sensazione, è che lo sport stia perdendo la sua capacità di fare business, soprattutto perché questi sistemi di fatto sono perfettamente legali e non sono dunque attaccabili in nessun modo dai player televisivi intenzionati a difendere le loro spese per i diritti di trasmissione che, a questo punto, rischiano di perdere in valore sulla base di quanto queste offerte diventeranno diffuse e si amplieranno in contenuti e qualità. (E.V. per NL)
23/02/2017 09:31
 
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