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Tv. Mediaset sfida Sky: 3D on demand entro qualche mese
Mediaset potrebbe tentare una mossa (disperata?) per riequilibrare l’assetto dei propri abbonati, a discapito del concorrente Sky.
E per farlo l’unica cosa tanto efficace, quanto intelligente, sarebbe anticipare la tv di Newscorp offrendo qualcosa che l’operatore satellitare ancora non ha: il servizio on demand in tecnologia 3D. Si rincorrono, infatti, rumors sul web (l’ultimo di Tom’s Hardware) secondo cui Mediaset starebbe preparando l’offensiva al dominio di Sky sulla pay-tv, sfruttando la tecnologia 3D, ad oggi effettivamente limitata ai film in dvd. Il punto è che tutte le indiscrezioni del caso derivano da un dettaglio che potrebbe, almeno di primo acchito, apparire del tutto insignificante: la confezione del nuovo decoder Telesystem per il servizio Mediaset Premium on Demand HD dichiara che il dispositivo supporta anche il 3D. Dunque, la nuova serie di decoder supporta il formato, ma tra i contenuti di Mediaset ancora non c’è alcun contenuto in tre dimensioni. E se qualcosa fosse trasmesso in 3D, per goderne sarebbe necessario – non dimentichiamolo – avere anche un televisore che supporti quel tipo di riproduzione, nonché un paio di occhialini adatti alla visualizzazione dello schermo (tralasciando gli occhialini, si tratterebbe comunque di un’altra spesa per tutti coloro che volessero usufruire del servizio – come se finora non avessero speso nulla per via della rivoluzione digitale in corso). Che si tratti di uno specchio per le allodole e che, quindi, Mediaset non stia, di fatto, preparandosi al lancio di nessuna offerta di nuova generazione? Possibile. Ma è altrettanto probabile (anzi, questo potremmo darlo per certo) che con l’avvicinarsi del periodo natalizio i due maggiori competitor della pay-tv italiana si inventino qualcosa per raccogliere nuovi clienti. Con o senza 3D. (M.M. per NL)
16/09/2010 16:05
 

Vittime di se stessi.

Tempo fa, ci fu un geniale imprenditore che scoprì il modo di sfruttare commercialmente un antico vizio italico. Nella mente dell'italiano medio c'è un tarlo che gli dice: "se è gratis è meglio!". La Rai, che già offriva un eccellente servizio a pagamento (canone), risultò così sgradita ai moltissimi che non pagando nulla non volevano sentirsi in colpa più di tanto. I timidi approcci delle tv locali furono razionalizzati e amplificati da un grande gruppo, che fece dell'immagine e della pubblicità il nuovo volto dell'impresa tv, non disdegnando programmi di bassa levatura con donne più o meno vestite per alzare gli ascolti. Bassa qualità + gratuità = l'ideale per la mente dei molti che si sono fatti cullare dalla cultura del mostrare e vendere idee, sogni, speranze e prodotti in modo sempre più accattivante. Il geniale imprenditore che aveva capito tutto questo oggi è invecchiato, sta cedendo il passo in tutte le sue attività come impone il ciclo della vita, ma chi sta raccogliendo questa eredità purtroppo non sembra aver capito: lo spettatore italiano ha rinunciato alla sua vita, alla sua liberà, e in ordine d'importanza, ai programmi RAI schiavo di quel tarlo e di quella vocina "E' gratis, non devi pagare nulla!", pur sapendo che il canone Rai l'avrebbe dovuto pagare anche senza più guardarla, anche senza più i programmi culturali o importanti (vedi eventi sportivi ormai passati in mano ad altri) r con l'aggiunta di pubblicità. La grande azienda, da qualche anno, si è messa in testa di partecipare al gioco adeguandosi alle regole dei più forti, che poi più forti non erano, vendendo quel poco che oramai "regalava". L'intuizione iniziale è stata così sprecata, e in un confronto sulla qualità tecnologica e culturale pare davvero essere oggi in difficoltà, nonostante sia tenuta in palmo di mano dal suo fondatore.
 

Bruno

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