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Tv. Netflix, quando lo streaming funziona forse più del satellitare
Ieri l’edizione online del magazine Wired, pubblicava un articolo nel quale si faceva il punto della situazione su alcuni dei più popolari servizi di streaming video online a pagamento.
In particolare si citavano Hulu.com, portale di proprietà della News Corporation di Mr. Murdoch, e Netflix, società statunitense nata nel 1997 per offrire Dvd e videogiochi a noleggio. Ora Netflix, al pari degli altri concorrenti del settore (quindi, anche il citato Hulu.com), offre film e serie tv in streaming direttamente dal web, garantendo al proprio utente una visione immediata sul proprio schermo tv. Fin qui nulla di nuovo o particolarmente sorprendente, se non fosse che entrambi i servizi sembrano funzionare per davvero, nel senso che riescono a generare ricavi anche relativamente più sostanziosi degli operatori della tv satellitare. Questo almeno quanto dichiarato dall’a.d. Reed Hastings con riferimento all’andamento degli incassi tra 2009 e 2010: sembra, infatti, che la società Netflix, attualmente operante su un “bacino” di 14 milioni di utenti registrati, abbia generato ricavi per 520 milioni di dollari solo nei primi sei mesi del 2010, cifra già superiore del 27% rispetto agli incassi totali calcolati sull’intero 2009. La questione è, almeno per ora, confinata nel territorio statunitense e canadese, ma prima o poi coinvolgerà anche il Vecchio Continente e sarà solo in quel momento (probabilmente) che la tv satellitare avrà un vero e proprio competitor. Il successo sembra essere garantito prima di tutto dal costo del servizio: 8,99 dollari – 7,1 euro – al mese per avere accesso a film e serie tv illimitatamente, in alta definizione, con un costo aggiuntivo di 2 dollari al mese nel caso in cui si volessero anche noleggiare dvd in formato Blu-Ray. Inoltre, Netflix può interagire non solo con i televisori di ultima generazione (quelli dotati di ingresso ethernet per il collegamento a internet) o i con Mac e Pc, ma anche con le consolle di videogiochi Microsoft Xbox 360, Nintendo Wii e Sony Playstation 3, questione che incide notevolmente sulle scelte televisive del pubblico più giovane (come di consueto, una delle fette di pubblico più redditizie). Si consideri anche che da oltre un anno il pubblico statunitense predilige evidentemente la visione delle nuove serie tv su internet (da Hulu.com piuttosto che Netflix) e non le guarda, quindi, da altre piattaforme (pensiamo al caso di Lost). E’ più comodo, più economico e l’offerta pare effettivamente illimitata, soprattutto a fronte degli accordi conclusi con le major Universal Studios, Twentieth Century Fox, Warner Bros, Relativity Media e HBO. E’ anche vero che la televisione non è fatta solo di film e serie tv, ma per gli amanti del genere Netflix rimane una delle scelte migliori, come nel nostro Paese accade per Sky con le nuove offerte di Cinema con decoder ad alta definizione (anche se il costo dell’abbonamento, nel nostro caso, è da quadruplicare). Insomma, negli States il pubblico guarda film a costo irrilevante attraverso un televisore o una consolle connessi al web; nel mentre, in Italia, ci si chiede come rinunciare all’offerta satellitare di fronte ad un Dtt che non offre troppe opportunità interessanti e delle web tv, per lo più locali e istituzionali che, quando viste attraverso uno schermo tv fanno rabbrividire per via degli evidenti pixel che ne minano pesantemente la qualità. (M.M. per NL)
24/08/2010 09:46
 

Web sul televisore, il W3c se ne accorge

Forse a questo proposito può interessare ai lettori la segnalazione del workshop "Web on Tv" per una "intelligente integrazione di tecnologie Web, broadcasting e non-PC", organizzato il 2-3 settembre a Tokyo dal W3C, organo di standardizzazione dei linguaggi del Web. Informazioni e agenda si possono trovare a questo indirizzo: http://www.w3.org/2010/09/web-on-tv/. Anche senza recarsi in Giappone immagino sarà possibile seguire o approfondire in seguito via Internet i contenuti discussi nel corso dell'incontro.
Andrea
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