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Tv. Ottimi gli investimenti su satellite e DTT. Più lenti sulle Internet TV, ma ancora per poco.
Come sintetizzava ieri Alessio Odini in un contributo pubblicato sul quotidiano ItaliaOggi, “il piccolo schermo resterà ancora il primo mezzo scelto dagli inserzionisti, poiché garantisce una copertura ancora efficace per i beni di largo consumo”.
E poi, “i canali satellitari e digitali terrestri, mirati ad un pubblico più definito, permettono investimenti più redditizi”. Lo scenario, sostanzialmente, non cambia. Almeno rispetto a quanto eravamo generalmente abituati nella recente era analogica. Si è solo sdoppiato per soddisfare le esigenze di chi preferisce rispettivamente investire su canali generalisti o su contenuti monotematici e più targetizzabili. A tutto ciò però va aggiunta l’evoluzione tecnologica dei televisori “internet-ready”, che merita una riflessione su quelli che potrebbero essere gli sviluppi dell’attuale mercato televisivo, oltre l’utilizzo di piattaforme satellitari e digitali. Attualmente sono diversi i produttori di televisori che si sono affacciati con interesse al mercato italiano ed internazionale con le tv connesse ad internet: Philips (Net Tv), Samsung (Internet Tv), LG (Net Cast), Panasonic (Viera Cast), Sharp (Aquos Net) e Loewe (Media Network), senza contare il prossimo sbarco di Sony Google Tv che, senza dubbio, darà uno scossone a questa fetta di mercato ancora sperimentale (per via di una tecnologia nuovissima, inserita in un contesto già di per sé innovativo). Il panorama presenta somiglianze sostanziali nei software e qualche minima diversità nelle applicazioni. Le internet tv permettono di formattare contenuti per una bassa interazione, ma con il vantaggio di consentire all’utente di fruire i contenuti web rimanendo comodamente sul divano (sistemazione che, in effetti, è rimasta identica sin dalla nascita del piccolo schermo). Come già detto, all’anno corrente, ormai conclusosi, è stato affibbiato l’appellativo di "sperimentale" per queste nuove tecnologie, nelle quali solo alcuni soggetti sono riusciti in tempi brevi a realizzare prodotti d’avanguardia, qualitativamente migliori anche di quelli oggi disponibili sul DTT (prima tra tutti QuattroruoteTv). Il momento del resto è quello della tv on demand e internet si sposa benissimo con questa tipologia di visualizzazione dei contenuti, sebbene i presupposti per l’evoluzione di questo sistema online non siano ancora dei migliori. Le ragioni di questo evidente rallentamento sono almeno quattro: l’attuale costo dei televisori connessi al web (troppo alto, ma in costante decrescita); i contratti di natura esclusiva esistenti tra produttori di televisori e sviluppatori di applicazioni per net tv (dettaglio di prossima risoluzione perché anacronistico, soprattutto se considerate le leggi che regolano il mercato di cellulari e smartphone e consentono a chiunque di sviluppare applicazione per qualunque piattaforma); la territorialità legata ai bacini di utenza (aspetto che evidentemente non può essere legato alle aree dove si vendono determinati televisori); la velocità di internet sul territorio nazionale (questione molto più delicata e che non pare possa sbloccarsi a breve). Quanto ai prezzi, il problema è che, ad oggi, le net tv sono rimaste disponibili solo su televisori il cui costo minimo era di almeno 800 euro, dunque lontano da quello che genericamente è considerato il valore di mercato (almeno per la massa) per l’acquisto di apparecchi tv (le attuali ricerche di mercato dimostrano che difficilmente un connazionale spende più di 500 euro per un nuovo dispositivo). Dall’anno prossimo queste fasce di prezzo sono destinate a decrescere nuovamente consentendo sempre a più persone di utilizzare le tv connesse ad internet ed usufruire dei diversi servizi offerti e, allo stato, completamente gratuiti: dal social networking, alle chiamate Skype via televisore e web cam HD; dalla lettura dei più popolari quotidiani, all’ascolto in streaming di radio da tutto il mondo; dai servizi meteo, ai giochi online per i più piccoli, per i quali è sufficiente usare un tradizionale telecomando. Tutto ciò amplierà ancora di più l’offerta televisiva (che con DTT e satellitare raggiungerà probabilmente un picco mai visto finora) consentendo ai telespettatori (almeno quelli fino ai 50 anni di età, con più dimestichezza per queste tecnologie) di usufruire quotidianamente di servizi innovativi che, se sviluppati in modo competitivo, peraltro con costi infinitamente inferiori a quelli tipici per l’attività editoriale televisiva tradizionale, potranno condurre al successo anche aziende che, paradossalmente, hanno scarsa esperienza nel settore. Inoltre, a breve potrebbe risolversi anche l’altro dilemma che sta effettivamente limitando la diffusione, se pur ancora sperimentale, dei contenuti web per televisori: trattasi del fatto che quasi ogni produttore di tv ha stretto accordi esclusivi con terze società (almeno in ogni diverso paese europeo) allo scopo di sviluppare applicazioni per i propri apparecchi, ognuno dei quali è dotato di software diversi (trattasi di una battaglia di natura simile a quella dei produttori di sistemi operativi per pc e mac, ma con molti più competitor). Ciò impedisce a chi ha un forte prodotto editoriale di essere presente, quasi contemporaneamente, su più televisori connessi al web con il supporto del medesimo partner tecnologico. Aspetto che, almeno dal punto di vista di chi paga (l’editore) complica non poco la strada per l’innovazione futura e non solo per via di costi che, naturalmente, rimangono molto alti per effetto della necessità di più sviluppatori per ogni dispositivo, ma anche per via della conseguente mancanza di continuità nel processo editoriale nel quale, di norma, si preferisce affidare un incarico ad un soggetto unico per la risoluzione di problemi tra loro analoghi (come dovrebbe accadere, in questo caso, per la creazione di applicazioni per televisori diversi). Senza contare che, quanto ancora è più lontano dalle dinamiche alla base della diffusione delle internet tv è quell’aspetto che assieme a pochi altri ha decretato il successo degli attuali editori televisivi: la territorialità. Soprattutto considerando le emittenti in ambito locale, l’appartenenza ad un dato bacino di utenza, nel quale confluire la propria programmazione ed i propri sforzi pubblicitari, è la ragione alla base della sussistenza di molte aziende televisive. Ragion per cui, la presenza di prodotti locali, legati alle realtà già esistenti, sulle tv internet-ready, oltre a dover seguire obbligatoriamente il mercato (la presenza è, quindi, obbligatoria sulle marche di televisori più vendute; non ha senso impegnarsi per sviluppare applicazioni per tutti – un discorso analogo si fa da qualche anno anche per cellulari e smartphone), deve poter usufruire di dati relativi alle vendite regionali e provinciali di apparecchi, indagini che sono sicuramente in possesso dei diversi marchi, ma per ovvie ragioni (la fase di evidente, ma non dichiarata, sperimentazione) non sono ancora stati divulgati. Ad oggi esistono solo dati sulle vendite a livello nazionale che chiariscono almeno la natura delle prime quattro posizioni, con riferimento ai televisori più venduti in Italia: Samsung ed LG, rispettivamente al primo e secondo posto, devono il loro successo per lo più ai televisori di fascia bassa (entro le 500 euro), acquistati dalla stragrande maggioranza della popolazione; Philips e Sony, al terzo e quarto posto e con quote di mercato decisamente inferiori, rimangono sinonimo di affidabilità e avanguardia tecnologica, se pur a prezzi ben più elevati. Per ultimo, ma chiaramente non per importanza, andrebbe affrontato il problema, tutto italiano, del digital divide, sul quale però non credo sia più necessario soffermarsi. Sapere, infatti, che solo sei grosse città italiane possono usufruire della connessione in fibra ottica, mentre gli altri navigano con adsl a velocità che, per quanto pubblicizzate, rimangono esclusivamente nominali e non sono effettivamente mai raggiunte per effetto del sovraffollamento della banda, è sufficiente a descrivere un quadro puntuale e catastrofico (non è esagerato) del caso. Se dunque tre dei principali impedimenti alla diffusione delle internet tv in Italia potrebbero facilmente essere sorpassati già entro il 2012, quello della qualità ancora limitata dei nostri servizi internet è un problema che non offre ipotesi risolutive a breve termine e rimane lo scoglio più grande. L’unica soluzione è quella di creare contenuti essenziali, semplici e comunque graficamente evoluti, allo scopo di rendere facile l’interazione con le tv internet- ready e attirare i nuovi web-spettatori. E per farlo sarà consigliabile affidarsi ad un solo partner, con il quale stabilire le regole di un gioco che, a breve, potrebbe fruttare parecchio a tutte quelle aziende in grado di affinare le proprie strategie pubblicitarie sul web. (M.M. per NL)
10/12/2010 16:45
 
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