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Tv sat. Guerra Mediaset/Sky. Sul sat Rai 4, Sky Uno e Sky Atlantic sulle presintonizzazioni di Rete 4, Canale 5 e Italia 1

Nessuna partita su piattaforme diverse da quelle di Premium, martellano gli spot autoreferenziali sull'offerta pay tv in onda sulle reti Mediaset, mentre altri avvisi on air ricordano che il 7 settembre Rete 4, Canale 5 e Italia 1 non saranno più sintonizzabili su bouquet satellitari diversi da Tivusat (modo più o meno elegante per dire che saranno oscurati su Sky).
"Si tratta di una libera scelta di Mediaset che non ci lascia particolarmente sorpresi e procediamo di conseguenza. Siamo molto tranquilli e stiamo ovviamente già impostando le modifiche necessarie", aveva dichiarato per parte propria il colosso satellitare (e ormai non solo) all'indomani della dichiarazione di guerra del Biscione. "Oggi gli spettatori sono abituati a guardare la tv su diverse piattaforme, lo faranno anche in questo caso. Due sole precisazioni: Sky non ha mai ritrasmesso il segnale, ma solo ricevuto un segnale free e nel resto d'Europa, a partire dalla Gran Bretagna, nessuna richiesta di pagamento per i canali free ha mai ottenuto un pagamento", spiegavano in quell'occasione dal quartier generale del gruppo di Murdoch. Certo, la risposta tradiva nervosismo comprensibile, se è vero che la decisione di non trovare un accordo sui diritti di ritrasmissione rischia di costare alla pay tv sat ben di più del 10% di utenti Mediaset che oggi vedono i programmi delle tre reti principali solo sulla piattaforma di Sky e che dovrebbero dirottare su altro provider sat (se dispongono solo di tale ricezione). I telespettatori che hanno sottoscritto l'abbonamento con la pay tv, infatti, se vorranno vedere i tre programmi nazionali in chiaro, dovranno saltellare dal telecomando di Sky a quello di Tivusat (in presenza di segnale terrestre è invece possibile commutare direttamente dal telecomando di Sky alla ricezione DTT sul 50% dei ricevitori): difficile immaginare che non ci sia disappunto che potrebbe riflettersi sul rinnovo dei contratti. Ora la prima contromossa di Sky è quella che era più prevedibile: la riassegnazione degli appetibili (perché fortemente memorizzati) LCN 104, 105 e 106 a content provider in pesante concorrenza con le reti più importanti di Mediaset. Secondo indiscrezioni, infatti, al numero 104 finirà Rai 4 (che potrebbe ereditare parte del 2,9% di share che Rete 4 comportava per Sky), a seguito di una trattativa seguita direttamente dal neo d.g. della concessionaria pubblica Antonio Campo Dell'Orto, mentre al 105 dovrebbe andare Sky Uno (che godrebbe del forte avviamento di Canale 5, pari all'11,7% del patrimonio di ascolto della tv sat di Murdoch), attualmente su LCN 108 che finirebbe a MTV, il neoacquisto del gruppo che sul DTT è sul compatibile n. 8. Più complessa la destinazione del numero 106, lasciato libero da Italia 1 (3,9% di share di Sky), cui succederebbe Sky Atlantic (il canale dedicato alle serie tv), oppure un programma Fox o ancora il duplicato DTT Cielo (meno probabile un programma marchiato Discovery, che pure avrebbe già fatto richiesta in tal senso per una delle tre numerazioni ex Mediaset). «Vogliamo che Sky, come tutti, paghi un diritto di ritrasmissione per far vedere i nostri canali sulla sua piattaforma», aveva dichiarato a fine luglio Gina Nieri, portavoce di Mediaset e consigliere del CdA, sulla scia della vicenda giuridica dei diritti del calcio europeo tra Sky e Mediaset Premium, all'indomani della decisione dell'Agcom con la delibera 128/15/CONS che accordava ragione a RAI nel richiedere un compenso da Sky per la trasmissione dei propri canali. Del resto, "Sono più di dodici anni - aveva spiegato la Nieri - che combattiamo perchè non passi il principio che i contenuti possano essere trasmessi gratuitamente, altrimenti sparisce lo stesso modello di business audiovisivo basato sul valore del contenuto». Il riferimento era evidentemente alla richiesta giudiziaria di Mediaset di un risarcimento e/o di un indennizzo di 500 milioni per l'utilizzo dei propri contenuti a YouTube (la sentenza dovrebbe essere pronunciata a settembre) e di 100 milioni a Yahoo, nonché alla diffida rivolta a Facebook per far rimuovere i proprio contributi domiciliati sul social network senza preventivo assenso (trattative sono invece in corso con Vodafone e con Telecom). La portata economica della questione, d'altra parte, è rilevante, se si pensa che l'anno scorso in Germania la free tv ha ottenuto 93 milioni di euro per il relay via cavo e sat mentre in UK le tv generaliste hanno chiesto 200 milioni di sterline alle diverse piattaforme (prassi negli USA ormai ampiamente consolidata). Ma la reazione del colosso della tv satellitare, che a sua volta sta pesantemente presidiando il digitale terrestre, terreno ove Mediaset ha l'egemonia, con gli LCN 8, 26 e 27 (le parti si stanno invece confrontando ad armi sostanzialmente pari nell'ambito della IP Tv), non si limiterà certamente a destinazioni dei propri LCN più o meno irritanti per Mediaset. Rumors insistenti darebbero infatti per imminenti pesanti controffensive sul territorio più importante per il Biscione: il digitale terrestre. (E.G. per NL)

02/09/2015 14:59
 
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