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Raccolta Editoriali
Non c’è stabilità per il digitale terrestre. Prima ancora che il Consiglio di Stato si esprimesse nel merito dei ricorsi presentati contro le sentenze del TAR Lazio che avevano annullato la Delibera Agcom 366/10/CONS, il medesimo tribunale amministrativo regionale ha sentenziato un nuovo stop al provvedimento che disciplina il logical channel numbering.
 
E’ deciso: questo beauty contest non s’ha da fare. O, perlomeno, non si dovrebbe fare.
 
Le associazioni delle tv locali continuano ad annunciare che le emittenti sono sull’orlo del collasso economico, perché gli investimenti tecnologici prima e l’alterazione degli equilibri tecnici, editoriali e commerciali determinata dal passaggio al DTT poi, unita alla crisi economica mondiale, le hanno stritolate.
 
Le nostre supposizioni di qualche settimana fa hanno trovato piena conferma. Il beauty contest diverrà una gara competitiva a cui parteciperanno anche i telefonici per un nuovo potenziamento dell’internet mobile.
 
La Direzione Generale del MSE-Com ha incaricato gli Ispettorati Territoriali di verificare la copertura analogica (cioè in FM) delle emittenti radiofoniche.
 
Finalmente le associazioni delle moribonde tv locali hanno realizzato cosa c’era dietro il beauty contest.
 
Basta beauty contest, basta regali in tempi di austerity. Il governo Monti, messo alle strette, ha stabilito l'ovvio: i diritti d’uso delle frequenze si pagano, sempre e comunque.
 
Come previsto, il beauty contest è assurto ad argomento di rilievo nel dibattito economico-politico nazionale.
 
Sky ha rinunciato alla partecipazione al beauty contest. Tempi lunghi per la conclusione della procedura che favoriscono i superplayer già esistenti (Mediaset e RAI), la motivazione addotta.
 
Il digitale terrestre non è per gli operatori meno abbienti. Non che questa considerazione sia una novità. Anzi.