La pubblicità nel primo trimestre del 2013 ha lasciato parecchi morti e moltissimi feriti. A passarsela peggio sono stati i quotidiani, che hanno lasciato sul campo oltre il 26% del volume delle inserzioni dell’anno precedente, seguiti dai periodici che hanno visto dissolversi il 22,3% delle risorse pubblicitarie.
Raccolta Editoriali
La tv per la come la conosciamo s'avvia al tramonto. Tre segnali pervenuti solo nell'ultima settimana lo testimoniano.
Sono stati pubblicati i nuovi dati dell’indagine sull’ascolto radiofonico che ha preso il posto di Audiradio.
Sperando che non sia un abbaglio, pare di scorgere un po’ di luce alla fine della galleria che gli editori radiotelevisivi italiano stanno percorrendo da tanto, troppo, tempo.
Lo sciame sismico che è seguito al terremoto giudiziario innescato dall’introduzione rabberciata della tecnologia digitale terrestre nel nostro paese continua. E probabilmente continuerà a lungo.
La pubblicazione della delibera Agcom 237/13/CONS recante il nuovo piano LCN ha suscitato un coro di disapprovazione da parte delle associazioni di categoria delle tv locali.
Ammesso (e purtroppo non concesso) che si riesca a mettere insieme un governo prima di nuove elezioni, negli inevitabili patti politici che si stringeranno per le indispensabili alleanze avrà un grande peso la questione delle frequenze televisive.
L’approvazione da parte di Agcom del nuovo piano LCN cancellerà 25 canali locali per regione dal primo arco di numerazione.
Se per quanto attiene la tv terrestre la crisi economica sta semplicemente ultimando il lavoro iniziato dalla politica e proseguito dall’ottusità degli operatori televisivi locali, la partita che la radiofonia nazionale sta giocando è molto più strategica.












