Se per quanto attiene la tv terrestre la crisi economica sta semplicemente ultimando il lavoro iniziato dalla politica e proseguito dall’ottusità degli operatori televisivi locali, la partita che la radiofonia nazionale sta giocando è molto più strategica.
Raccolta Editoriali
Ogni anno che passa, dal 2009 in poi, si assegna la qualifica di annus horribilis della pubblicità in Italia. A dimostrare che al peggio non c’è limite.
Dovrebbe essere questioni di giorni, se non di ore, la definizione della cessione degli assetti DTT di Telecom Italia Media, tra cui spicca, ovviamente, La 7.
Lo spettro delle interferenze LTE sulla ricezione tv si sta tramutando in realtà. Lo dimostra l’attivazione, dal 1° marzo, del numero verde dedicato dalla Fondazione Ugo Bordoni all’utenza tv in panne a seguito dell’attivazione dei nuovi servizi per il potenziamento del web mobile sui canali 61/69 UHF.
E’ in corso un sommerso braccio di ferro tra gli editori radiofonici locali e quelli nazionali in tema di indagini d’ascolto. In realtà, sarebbe più corretto parlare di braccio d’argilla, visto che è scontato chi la spunterà.
Le vicende dell’assegnazione del dividendo interno (ex beauty contest) e della revisione del piano LCN potrebbero svilupparsi nella tipica direzione italiana.
Lo schema di provvedimento per l’assegnazione del dividendo interno approvato lo scorso 17 dicembre e trasmesso alla Commissione europea per una prima analisi (l’Agcom si è riservata di apportare modifiche per la soluzione delle sopravvenute problematiche interferenziali tv causate dall’attivazione delle reti LTE e dalla cattiva pianificazione delle dorsali RAI) ha fatto drizzare le antenne al commissario alla concorrenza UE Joaquin Almunia.
Alé, ci risiamo: torna ad aleggiare lo spettro del decoder unico. Ne abbiamo parlato vastamente su queste pagine negli scorsi anni, dando a riguardo addosso senza particolare pietà al saccente ex ministro alle Comunicazioni Paolo Romani.
La crisi non è come i venditori di pubblicità. Infatti, non fa sconti a nessuno. Così, dopo aver provato in tutti i modi a minimizzare, anche Mediaset è stata costretta a confessare i pessimi risultati della raccolta pubblicitaria del 2012.
I tempi son proprio cambiati… La politica è diventata spettacolo e dalle uggiose tribune dei governanti o aspiranti tali siamo passati ai varietà che fanno impennare l’audience.












