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Storia della radiotelevisione italiana
Le prime esperienze tv degli anni 1956–1967 sono state ampiamente raccontate nei precedenti servizi, sicché  partiamo oggi dal 1968, quando i pionieri dell’etere si organizzano con mezzi di fortuna e nuove emittenti nascono via cavo o a circuito chiuso.
 
Nel 1975 le radio libere sono già sbocciate, ad inizio anno se ne contano già una ventina sparse su tutto il territorio nazionale.
 
Tele Versilia nasce giuridicamente a Viareggio nel marzo 1973 per iniziativa di Silvio Micheli e Luca Lazzeri.
 
I primi esperimenti televisivi in Italia iniziano nel 1928 durante il ventennio fascista a Roma, fuori dal Colosseo e sono diretti dal professor Alessandro Banfi.
 
Radio Vaticana nasce il 12 febbraio 1931 nella palazzina Leone XIII ubicata nei Giardini della Città del Vaticano come emittente della Santa Sede.
 
Radio Monteceneri nasce in via sperimentale nel 1925 a Lugano come stazione nazionale svizzera. Prende il nome dal luogo dove è posta l’antenna di trasmissione.
 
Nel 1933 nasce Radio Tele Lussemburgo (RTL), emittente commerciale in lingua inglese. Il bacino d'utenza da subito comprende la Gran Bretagna e gran parte dell' Europa.
 
Nel 1982, a Milano, c’era chi considerava i giochi radiofonici ormai fatti. La modulazione di frequenza era, infatti, satura: spazi per nuove attivazioni non ve n’erano e quindi a chi avesse voluto cimentarsi nell’attività di editore non rimaneva che acquisire un’emittente esistente.
 
“Attenzione Radio Libertà, libera voce dei volontari della libertà. Si trasmette tutte le sere alle ore 21 sulla lunghezza d'onda di metri 21. Non abbiano dubbi coloro che ci ascoltano, siamo partigiani, veri partigiani. Lo dice la nostra bandiera: “Italia e libertà”.
 
Durante il secondo conflitto mondiale definito in ambito mediatico, per l'enorme utilizzo della radio, “guerra delle onde”, il regime mette in campo speaker dal piglio retorico e spettacolare per tenere viva la fede nel credo vittorioso.