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Digitale terrestre. A maggio i ricevitori per il DTT avrebbero superato quelli sat. Ma il vero conto sarà presentato alla fine

E' fatta. Il digitale terrestre ha vinto su quello satellitare. Più o meno, questo è il sunto dei proclami che in queste ore i maggiori player tv terrestri stanno diffondendo attraverso le proprie testate (in calce c'è un esemplificativo pezzo di Tgcom). Noi, invece, pur essendo convinti che il digitale sarà naturalmente il punto di approdo della radio e televisione, non abbiamo in tasca la certezza della decisiva egemonia di una tecnologia numerica sull'altra. In radio, dove una pletora di formati dagli acronimi simili si contendono poche manciate di utenti digitali che il solo iPhone ha spazzato via nel primo giorno del suo ingresso nel mercato; ma anche in tv, dove la neutralità tecnologica è, secondo noi, l'unico faro da assumere a guida. A vedere attraverso occhi non oscurati da pesanti fette di salame nemmeno del più buono, fanno sorridere tali entusiastici e partigiani annunci: ci mancherebbe altro che il numero dei ricevitori digitali terrestri non superasse quello dei decoder sat, visto che è diventato da tempo obbligatorio vendere tv con DTT receiver incorporati! Capaci tutti di diventare leader col conforto del legislatore. La vera battaglia, invero, la si giocherà sul fronte dei contenuti e nel medio lungo periodo. Se la tv digitale terrestre non risulterà competitiva con quella satellitare (Sky, essenzialmente), gli utenti ci metteranno veramente poco a disattivare il proprio ricevitore DTT acquistando (anzi, ricevendo in comodato) quello di Murdoch. Così il numero dei ricevitori venduti rimarrà sempre maggiore (finché non sarà obbligatorio vendere tv web e sat ready, all’insegna, appunto, della neutralità tecnologica), ma i dati d’ascolto cominceranno a spostarsi. Non sarà un problema per RAI e Mediaset, che, nel frattempo, si saranno dotate (guarda caso) della piattaforma sat tv propria (qualcuno ha notato che non si parla più del sat provider Tivù, evidentemente per non confondere e distrarre l'utenza in un momento tanto delicato?) ed avranno capito che il podcasting, più che il webcasting, sarà il plusvalore della rete. Loro quel che eventualmente perderanno in terra lo recupereranno dal cielo. Non è del resto casuale che RAI e Sky si stiano confrontando sulla fornitura e sulla veicolazione dei contenuti in una battaglia da salotto, nella quale nessuno dei due si permette di sferrare all'altro il colpo mortale, proprio perché (ancora) legati da un essenziale cordone ombelicale. La dannazione dall'alto cadrà, piuttosto e duramente, sulle centinaia di tv locali che avranno abboccato alle sirene e avranno sborsato tutto quello che potevano (e anche di più) per adeguarsi ad una (sola) tecnologia, senza avere nemmeno le idee chiare su quali contenuti trasmettervi e su quale ruolo assumere (content provider, network e content provider, network provider?). E quel formato santificato come la panacea di tutti i mali politicotelevisivi - lo sanno bene gli esperti - di qui a pochi anni sarà superato da nuove soluzioni più efficaci, quand'anche basate sul medesimo principio tecnologico. Al futuro si guarda con la mente aperta, soprattutto se si tratta di tecnologia. Perché, l’esperienza l’ha insegnato, il formato unico, semmai esistente, è effimero. (S.C. per NL)

 

Decoder, il sorpasso del digitale

 

(Tgcom) - Maggio è il mese del sorpasso: in Italia ci sono più famiglie dotate di decoder per il digitale terrestre che quelle col decoder satellitare (sia free che pay). Lo certifica l'Auditel: le famiglie col digitale terrestre - spiega la Newsletter di Dgtvi - sono 7.363.103, pari al 31% delle famiglie italiane, mentre le famiglie sat sono 6.445.830 (il 27%), di cui 4.587.432 (il 19%) abbonate a Sky. La televisione digitale terrestre arriva nella media mensile di aprile a raggiungere l'11% di share di ascolti. Un anno fa la quota di utilizzo fu del 4,6%, la crescita è quindi superiore al 100% e nei primi mesi dell'anno è del 29,4%. Cresce anche il consumo in Sardegna, unica regione all digital: un punto in più nell'ultimo mese, dal 78,2% di marzo al 79,3% di aprile. A fronte dell'aumento del digitale terrestre si registra un calo del satellite che da marzo ad aprile perde un punto di quota e scende dal 21,8% al 20,7%. Dal 20 maggio Rai 2 e Retequattro sono trasmesse solo in digitale in 568 comuni delle province di Torino, Cuneo, Asti e limitrofi (2,9 milioni di individui). Mentre si avvicina per il Lazio la transizione al digitale tv: vanno già in onda in tv avvisi che informano del passaggio di Raidue e Retequattro in digitale. Il 16 giugno Raidue e Retequattro infatti si spengono in analogico e saranno visibili solo in digitale per 158 comuni del Lazio. Successivamente, fra il 16 e il 30 novembre 2009, verrà spento il segnale analogico di tutti gli altri canali presenti su gran parte del territorio laziale e sarà possibile ricevere tutta l'offerta televisiva terrestre gratuita esclusivamente in digitale.  Quanto al Piemonte a meno di un mese dallo switch-over, è alto e qualificato il livello di informazione: oltre il 90% degli intervistati sa del passaggio e solo il 28% non ricorda la data prevista.

24/05/2009 08:45
 

Carne da digitale

Non riesco altrimenti a definire le tv locali, per come sono strutturate nel nostro paese. Mi chiedo: ma possibile che nessuno si renda conto che tutti questi spazi in più potenzialmente disponibili dopo lo switch-off andranno riempiti? Tutti a litigare sulla posizione sul telecomando, convinti che avere il numero 8,9,10,11 costituisca una rendita di posizione. Quando mai? La mia lista - come credo quella della maggior parte degli italiani - è meritocratica: chi sta sul numero 8 (generalmente il numero dal quale cominciano ad essere presenti le migliori locali, 7 Gold, MTV e All Music permettendo) devi meritarci di restare. Se fa programmi pessimi, sarà punito con la retrocessione, o peggio, con la cancellazione dall'elenco. Così come, se scopro che il 32° inizia a fare trasmissioni stupende, verra promosso. Il telecomando è e rimarrà il bastone del comando; i grandi televisionari potranno sì cercare di indottrinarci, ma non potranno circuire i produttori di tv e decoder, che devono sempre tutelare i telespettatori (perché i soldi li prendono da questi ultimi e non dagli editori), vendendo strumenti gestibili (leggi: programmabili) e non vincolati dalle esigenze dei potenti (leggi: preconfigurati). Così il problema della sopravvivenza delle tv locali sarà sempre lo stesso: se ci sono buoni programmi le si cerca, le si presintonizza e le si segue. Diversamente, no. Io, comunque, penso che il mercato si adegui automaticamente. Così, se RAI, Mediaset e Telecom sottoscrivono la santa alleanza digitale satellitare contro Murdoch, mi aspetto che questo ultimo (che non è certo l'ultimo arrivato) reagisca in modo uguale e contrario. Per esempio diventando il content provider DVB-T di tv locali in HD. E allora ci sarebbe da piangere per il Biscione & C. Perché l'Australiano, a differenza di Berlusconi, non ha mai sbagliato un colpo.
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