Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Internet: Groupon e gli altri. Luci e ombre dei siti di daily deals
Social shopping, o meglio daily deals (acquisti del giorno): un'altra idea vincente per sfruttare la rete a fini di business. Attivi dal 2009 negli USA, questi servizi sono sbarcati già da un po' anche in Italia, con il leader mondiale Groupon a fare da apripista.
Il meccanismo è semplice: chi ha un esercizio commerciale può affiliarsi al sito e proporre una serie di prodotti e servizi scontati, ottenendo in cambio la possibilità di farsi conoscere presso un pubblico vastissimo di potenziali clienti, selezionati in base a profili personalizzati e informati via e-mail e newsletter delle offerte presenti nel proprio territorio e corrispondenti ai propri gusti e interessi. I proventi delle vendite scontate vengono poi solitamente divisi tra gli esercizi affiliati e il sito promotore. Il servizio, grazie alla possibilità effettiva di ottenere notevoli sconti su una grande quantità di prodotti, sta riscuotendo molto successo anche nel nostro paese, dove si contano 7 milioni di utenti al mese collegati a questo tipo di siti, e il mercato è valutato circa 200 milioni di euro. I player per ora sono pochi e quasi tutti di oltre confine, ma si stanno sviluppando anche realtà italiane, come Jumpin, che sfrutterà lo storico portale Virgilio e la rete commerciale di Matrix, società di Telecom Italia dedicata alle attività innovative sul web. Jumpin promette grande attenzione per l'assistenza clienti e per le realtà locali più piccole, considerate strategiche per un paese come l'Italia, con poche grandi metropoli. E' noto infatti che proprio l'assenza di un servizio clienti efficace e, soprattutto, la scarsa selezione degli esercizi partner si sono rivelati finora i punti deboli dell'offerta dei daily deals. Fattori che non solo aumentano la probabilità di incappare in spiacevoli avventure, come servizi di scarsa qualità e/o sorprese sul prezzo finale delle offerte, ma rischiano alla lunga di minare irreparabilmente la fiducia degli utenti. Negli USA questi e altri tipi di problemi hanno già provocato un ridimensionamento della reputazione di questi servizi online e delle conseguenti valutazioni delle aziende che li forniscono: la stessa Groupon, valutata ai suoi esordi fino a 30 miliardi di dollari, è ora quotata intorno a un decimo di quella cifra, e ha dovuto rimandare il proprio ingresso in borsa essendo stata oggetto di un supplemento di indagine della SEC. Sotto la lente della commissione di sorveglianza della borsa americana è finito lo stesso modello di business di questi over-the-top, che per certi versi ricorda quello delle startup della prima bolla speculativa delle dot-com. Per avere successo in un ambito sempre più competitivo, le imprese dei daily deals sono costrette a investire in marketing praticamente tutti i proventi della vendita dei coupon, quindi si indebitano con i propri partner e per sopravvivere devono trovare sempre nuove fonti esterne di investimento. Un meccanismo che a molti appare come una micidiale “catena di S.Antonio” che potrebbe portare queste aziende a soccombere sotto il peso di un debito in costante ascesa. Del resto uno dei fondatori di Groupon, Eric Lefkofski, è noto soprattutto per aver dato vita in passato a brillanti startup che sono poi fallite proprio per questo motivo. In più, recenti studi sull'ormai maturo mercato USA sembrano far rilevare che l'utente-tipo di questi servizi tende ad essere un “cacciatore di acquisti”, che non solo non si trasforma quasi mai in un cliente fidelizzato, ma tende a dare ai beni acquistati meno valore, a causa del noto meccanismo psicosociale che associa la qualità al prezzo più alto. Così, molti dealers che in passato hanno avuto a che fare con Groupon e simili starebbero seriamente pensando di non ripetere l'esperienza. (E.D. per NL)
25/10/2011 07:40
 
NOTIZIE CORRELATE
In un articolo pubblicato sul Guardian di ieri, 12 marzo, Tim Berners-Lee (foto), inventore del world wide web e fondatore del World Wide Web Consortium (W3C), cerca di descrivere l’attuale punto di evoluzione del più diffuso mezzo di comunicazione al mondo ed elenca tre problematiche, a suo avviso pressanti, per il futuro che lo attende.
La centralità di internet è, nel mondo moderno, sempre più permeante e nelle zone caratterizzate dal fenomeno del digital divide, il disagio consiste nel non beneficiare di una connessione internet fissa, o di averne una troppo lenta che, inevitabilmente, va ad intaccare il lavoro degli utenti che utilizzano la rete per questioni legate al business.
Il prossimo anno porterà diverse novità nel settore digitale nell'Unione Europea. A partire dal 15/06/2017, i costi delle chiamate, dei messaggi e del traffico internet saranno uniformati in tutta l'Unione e per prevenire frodi e abusi verrà vietato l'acquisto di sim in paesi diversi da quello di residenza (paesi nei quali, ad esempio, si applicano costi d'acquisto inferiori).
Su oltre trecento dispositivi elettronici connessi a Internet - come orologi e braccialetti intelligenti, contatori elettronici e termostati di ultima generazione - più del 60% non ha superato l'esame dei Garanti della privacy di 26 Paesi.
Dopo i primi due mesi chiusi in positivi, il mer­cato pubblicitario torna a flettere. È quanto ha cer­tificato Fcp-Assointernet, che a marzo ha registrato un -1,4% per il comparto, con Web a -6,2%, Mobile a +135,4%, Tablet a +25,2% e Smart Tv/Console a +8%.