Home
HomeRedazioneS.I.T.Archivio Newsletter NLArchivio S.I.T.PubblicitàLink utiliContatti
 
Notizie EditoriaNotizie Giurisprudenza e NormativaNotizie Radio e TVNotizie WebNotizie VarieRaccolta EditorialiSpeciali NL
Radio digitale, Aeranti: non c’è spazio per tutti in DAB+. Ma sul web sì

Non vi sono frequenze sufficienti per permettere l’avvio del digitale a regime nei 23 bacini non ancora pianificati”; a dirlo non è uno dei tantissimi scettici del DAB+, la radio “digitale”, ma Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo, supporter della tecnologia numerica terrestre di radiodiffusione sonora.
La discussione condotta nel convegno romano dell'associazione di categoria sembra quasi surreale, soprattutto se si parla di frequenze, uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni sia per la televisione che per internet; non è un segreto che il piccolo schermo, seppur riuscendo ad allungare la partita di un paio d’anni, sarà tenuto a cedere le frequenze della banda 700 MHz agli operatori tlc e a stringersi un po’ nella banda sub-700, probabilmente con qualche scappatoia tecnica (come costringere l’utenza a cambiare televisori e acquistare decoder). In questo stesso scenario, per il progetto DAB+, si arriva a chiedere qualche risorsa frequenziale come quelle della banda 230-240 MHz, tirando per la mimetica il Ministero della Difesa (che avrebbe comunque già fatto capire che non mollerà un bel niente, soprattutto in periodi di belligeranza cupa come quelli attuali). Il quadro che ne emerge, è quello di un’ingiustificata insistenza verso una tecnologia superata e nella quale nessuno ha mai creduto, che rischia di nuocere ai piccoli operatori del settore che, in caso di mancanza di risorse, saranno sicuramente i primi a rimanere alla porta; questo, nonostante il settore necessiti “di una forte spinta propulsiva da parte di tutto il mercato”, sempre per citare le parole di Rossignoli. Eppure, la tecnologia Ip offrirebbe spazio a sufficienza per tutte le emittenti del settore per ottenere la giusta “spinta propulsiva”. (E.V. per NL)

08/02/2017 15:15
 
NOTIZIE CORRELATE
Dibattito acceso su una pagina Facebook dedicata agli operatori radiofonici dopo la pubblicazione di un sommario report dei dati d’ascolto delle web radio di RadioMediaset (polo radiofonico del Biscione cui fanno riferimento le emittenti nazionali Radio 105, Virgin e R 101) accessibili (fino a quel momento) su una sezione specifica del portale United Music, che gestisce il pool di web radio.
Negli Stati Uniti, la radio online è la seconda attività più comune nelle app dei dispositivi mobili con il 15% del tempo speso, seconda solo ai social network con il 29% e più diffusa dei giochi con l’11%.
Siamo al delirio: per (tentare di) risolvere il problema dell'insufficienza delle frequenze per lo sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale terrestre (DAB+), Giacomelli inventa la riassegnazione della banda VHF aprendo la porta ad un ginepraio di ricorsi giudiziari da parte di network provider DTT che nell'ultimo quadrimestre 2016 si sono visti assegnare proprio le frequenze che lui vorrebbe ora ridistribuire.
Un altro anno è passato e la radio digitale terrestre in Italia (così come in molti altri paesi europei) rimane poco più di un intento. Così, mentre il broadcasting IP sta galoppando un po' ovunque, da noi si assiste alla lotta con armi spuntate per la destinazione del canale 13, considerato come l'illusoria soluzione alla ventennale empasse di una tecnologia che, dopo oltre 30 anni dalla sua presentazione, non è ancora riuscita ad affermarsi.
L’Associazione Internet Media (www.associazioneinternetmedia.org) ha quale mission principale quella di incentivare lo sviluppo dei media sulla rete (in particolare per quanto attiene a web radio e web tv).