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Radio digitale. Il canale 13 capro espiatorio di un fallimento sociotecnologico

Un altro anno è passato e la radio digitale terrestre in Italia (così come in molti altri paesi europei) rimane poco più di un intento. Così, mentre il broadcasting IP sta galoppando un po' ovunque, da noi si assiste alla lotta con armi spuntate per la destinazione del canale 13, considerato come l'illusoria soluzione alla ventennale empasse di una tecnologia che, dopo oltre 30 anni dalla sua presentazione, non è ancora riuscita ad affermarsi.
"Aeranti-Corallo ritiene assolutamente indispensabile che, come ripetutamente sollecitato anche dall’Agcom nelle varie sedi istituzionali, vengano attribuite nuove risorse frequenziali al DAB+ come quelle della banda 230-240 MHz (c.d. “canale 13 Vhf”), attualmente attribuito al Ministero della Difesa dal Piano di ripartizione delle frequenze, ma non utilizzato”, ha illustrato il protavoce dell'ente esponenziale nel corso dell'ennesimo convegno dedicato alla tecnologia DAB+, nel corso del quale è stato chiesto che "il Ministero dello Sviluppo economico avvii al più presto un tavolo di confronto con il Ministero della Difesa e con le Associazioni nazionali più rappresentative dell’emittenza radiofonica, al fine di pervenire a una modifica del Piano Nazionale di ripartizione delle frequenze che destini i sei blocchi del canale 13 Vhf alla radiofonia digitale DAB+”. Si tratta, invero, dell'identica richiesta formalizzata dal sindacato 4 anni fa, come riportato nell'articolo di questo periodico del 29/05/2013. Luigi Bardelli, dell’esecutivo associativo, ha a sua volta evidenziato che “Occorre comprendere che il processo di digitalizzazione del segnale radiofonico, proprio perché costituisce un necessario complemento del più ampio progetto di ammodernamento infrastrutturale del Paese, non deve essere realizzato al di fuori delle regole e in particolare senza che lo sviluppo della nuova tecnologia costituisca la naturale evoluzione della radiofonia analogica, come invece espressamente previsto dalla legge. Un diverso modo di procedere – ha aggiunto Bardelli – minerebbe alla radice il pluralismo e la concorrenza che sussistono nel settore da quarant’anni". Vedremo se tra quattro anni saremo ancora qui a parlare di un fallimento determinato non già dall'assenza di una singola frequenza, ma da ragioni socio-tecnico-economiche ben più profonde. (E.G. per NL)
07/02/2017 13:12
 
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