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Radio. R 101 (e GBR) sul mercato. RTL 102,5 decide entro il 30/06 l'acquisto. Mondadori vuole area libri di RCS, che vuole vendere quote Finelco

Da settimane se ne parlava in maniera (molto) abbottonata. Ora i soggetti coinvolti sono (più o meno) usciti allo scoperto e il quadro si sta delineando.
Il fatto è che la crisi economica ha indebolito tutti gli operatori radiofonici, ma allo stesso tempo - anche se ciò sembra paradossale - ne ha rafforzato alcuni, creando le premesse per operazioni di concentrazione prima impensabili in un mercato che sta tornando a crescere (+8,6% la raccolta nel primo quadrimestre 2015). Ma facciamo un passo indietro. Dopo l'acquisto dal Tribunale di Milano (in conseguenza dei guai giudiziari dei fondatori, i fratelli Angelo e Rino Borra), Mondadori non è mai riuscita a lanciare R 101, nonostante un'immane profusione di energie finanziarie, mediatiche e tecniche. Si potrebbe discutere dei continui cambi di formato, della cattiva gestione dell'enorme potenziale di fuoco fornito dalle tv e dai periodici del gruppo Mediaset e di molte altre cause, ma per il momento ci basta prendere atto che la società presieduta da Marina Berlusconi non vuole più saperne di Radio. Almeno come gestione diretta. Ma non solo per la figlia del Cavaliere il mezzo di comunicazione elettronico è pesante. Dopo il frettoloso acquisto di Italia Network, logo assurdamente immolato per il lancio della indigesta Play Radio, il medium ha determinato gastriti ai vertici di RCS Media Group. Bruciori che sono stati alleviati solo in parte dal conferimento dell'infelice emittente nel gruppo Finelco - per l'Antitrust secondo operatore nazionale dopo la RAI quanto a raccolta - per il lancio della ben più fortunata Virgin Radio. Ma le quote ricevute in dote da RCS, maturate nell'attuale 44,45%, non sono state considerate strategiche da Via Rizzoli nell'ambito del complesso e controverso piano di disimpegno da aree non considerate più core. Tanto che, ormai tre anni or sono, è stato deciso di metterle sul mercato, insieme ad altri asset considerati non (più) tattici. Tra questi vi è l'Area Libri di RCS, segmento che interessa a Mondadori tanto quanto pesa nelle voci negative di bilancio al gruppo del Corsera (nel primo trimestre 2015 l'ebitda della divisione è pari a -6,9 mln di euro, contro i -8,7 mln dello stesso periodo del 2014). Anche da qui, la decisione di Segrate di disinvestire da un mercato che all'evidenza non riesce a presidiare adegutamente (l'estremo tentativo di rilanciare l'ex Radio Milano International affidandola alle cure di Mario Volanti, deus ex machina di Radio Italia Solo Musica Italiana non sembra aver soddisfatto adeguatamente) facendo cassa per contribuire ad un'economicamente impegnativa acquisizione (quella dei libri di RCS, sul mercato al prezzo di 180 mln di euro, anche se, stando alle indiscrezioni, essendo vicini al termine essenziale della trattativa, fissato al 29/06, il valore potrebbe scendere fino al 15%) ritenuta ben più vicina al proprio storico target imprenditoriale (l'obiettivo dell'a.d. di Mondadori, Ernesto Mauri, è quello di tenere in pancia solo le aree di business attive, sicché la zavorra radiofonica va rimossa in un modo o nell'altro). Più a fondo, l'idea del gruppo di Marina Berlusconi parrebbe essere quella di finanziare parzialmente l'operazione di integrazione dell'Area Libri di RCS nel colosso editoriale di famiglia alienando R 101 e probabili annessi (ricordiamo che dalla custodia giudiziaria del Tribunale era stata rilevata anche GBR spa, la società titolare del relay nazionale di programma estero ex Voice of America, di fatto una seconda concessione nazionale mai posta a regime da Mondadori) per una cifra, si dice, prossima ai 38 mln di euro, cioè, più o meno, quello che era stata pagata. Quindi con un bel bagnetto di sangue, stanti i corposi investimenti effettuati per un decennio per potenziarne la diffusione e (tentare di) aumentarne l'ascolto. Sul tavolo di un imminente consiglio di amministrazione vi sarebbero un paio d'offerte da definire entro fine giugno, di cui una proveniente dalla prima radio italiane per ascolto. Lorenzo Suraci, editore di RTL 102,5, conferma al quotidiano Italia Oggi (edizione odierna) con cautela le trattative con Mondadori: "Siamo in crescita e abbiamo preso in considerazione la cosa. Il resto è tutto da vedersi, nella normale riservatezza". D'altra parte, RTL ha raggiunto il limite fisiologico di sviluppo: difficile che possa andare di molto oltre agli attuali enormi volumi d'ascolto (tra la radio dei Very Normal People e la seconda classificata ci sta un'emittente nazionale di buon livello), sicché se il gruppo vuole aumentare la raccolta pubblicitaria, altro non può fare che acquistare una o più stazioni complementari senza però ovviamente distogliere risorse dalla creatura principale, come del resto sottolinea Suraci: "Il nostro obiettivo primario resta comunque preservare RTL 102,5 da qualunque cosa". E proprio su tale fronte, secondo molte voci, lo staf della Frequenza Nazionale avrebbe nel cassetto il progetto di una radio di formato italiano. Ignota invece la destinazione del vettore GBR, che negli intenti post VOA avrebbe dovuto trasportare un prodotto molto vicino all'attuale formato di Virgin Radio (il marchio era già noto: Rock FM Europe), anche se pare improbabile la rottamazione di un marchio - R 101 - che comunque pesa circa 2 mln di ascolti. Sul fronte RCS, invece, la cessione delle quote di Finelco si è rivelata un'operazione ben più complicata del previsto, considerata la presenza del socio di maggioranza Alberto Hazan, fondatore ed abile gestore del gruppo, al quale qualunque socio di capitale entrante dovrebbe necessariamente fare riferimento. Con tali paletti, il numero dei soggetti interessati al deal era chiaro che si riducesse notevolmente. E infatti solo il Fondo Clessidra è sopravissuto ai vincoli, sottoscrivendo un accordo per una trattativa esclusiva che però sembra ora si sia nuovamente arenata. Eppure, stante la necessità di far cassa per alleviare le sofferenze bancarie e scongiurare aumenti di capitali niente affatto graditi ai soci, la quota di RCS è sul mercato a valore di saldo, considerato che si parla di 50 mln di euro, cioè di quasi un terzo del suo valore  di mercato (anche se va detto che un 44,45% che non consente il controllo non vale il 44,45% del complesso). Ora il sopravvenuto nuovo stallo con Clessidra, se non sarà superato dalla nuova manifestazione d'interesse del Fondo Palladio, potrebbe comportare la decisione di RCS di concentrare l'interesse sulla trattativa con Mondadori. Magari proponendo un sostanziale sconto sull'Area Libri attraverso la cessione delle ingestibili quote radiofoniche. (M.L. per NL)
04/06/2015 12:31
 
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