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Tv digitale: adesso basta, urge il decoder-unico. Mentre esplode la IPTv e si fa avanti la Web Tv, l'utente si smarrisce negli standard
Ora che, con l'ingresso massiccio nella IPTv di Telecom Italia, il problema del "decoder-unico" si fa ancora più grande, occorre definire i perimetri entro i quali l'oggetto misterioso del sistema televisivo sarà chiamato ad operare.
Il decoder-unico è un ricevitore multistandard, cioè in grado di ricevere contemporaneamente più formati e segnatamente: il digitale terrestre, il satellitare e, appunto la IPTv, cioè la televisione su protocollo Internet. Non solo, il decoder unico è anche un apparecchio dotato di un sistema comportamentale unico e cioè in grado di semplicare l'utilizzo all'utente attraverso degli schemi di gestione unici a prescindere dalla marca dell'apparecchio. Se, quindi, il decoder-unico un unico-decoder ovviamente non è, almeno si dovrà trattare di un apparecchio che segue principi univoci di impiego (come sta avvenendo in via del tutto spontanea con il telecomando) e che pertanto non costringe i telespettatori che dovessero avere ricevitori di marche diverse a conseguire una laurea in ingegneria elettronica per interpretare comportamenti eterogenei degli strumenti. Si suppone e spera poi che il ricevitore unico, pur nei limiti dell'impossibilità di pianificazione preventiva dell'evoluzione tecnologica, possa tener conto delle altre necessità che ad oggi interessano gli utenti e che hanno rapidamente messo fuori gioco alcuni decodificatori di prima generazione, quali la predisposizione alla tv HD e alla pay per view e la capacità di autoregolazione sui rapporti d'aspetto (16:9, 4:3, ecc.). Ma per evitare che il decoder-unico diventi vecchio prima di nascere, occorrerà che il medesimo (o meglio, il regolatore che l'introdurrà) tenga conto anche del prossimo avvento della Web Tv, non essendo evidentemente sufficiente la predisposizione alla gestione del formato trasmissivo su protocollo internet (IPTv). Non molti infatti sanno che Web Tv e IPTv non sono sinomini, ma indirizzano a due standard che, pur basati entrambi sulla rete, sono tra loro profondamente distinti. La IPTv (Internet Protocol Television) è infatti contraddistinta da sistemi televisivi chiusi e proprietari, come gli attuali servizi via cavo, ma è veicolata per mezzo di indirizzi IP protetti (suite di protocolli Internet, conosciuta anche come TCP/IP) e quindi accessibili solo dietro consenso dell'operatore di rete, che in sostanza decide quali contenuti e in quali modalità debbano essere fruiti dagli utenti. Il servizio viene erogato all'utente dotato di decoder/modem mediante una connessione IP che presuppone grande velocità per poter contenere i dati dello stream video, sicché viene normalmente fornita come servizio aggiuntivo ad uno di accesso ADSL o superiore (es. Fastweb). Il grande vantaggio sul piano giuridico della IPTv sta, a differenza della Web Tv, nella relativa facilità della gestione dei diritti d'autore, posto che la fruizione è controllabile a livello territoriale. La Web Tv, o televisione via Internet è invece una struttura aperta, che quindi potremmo definire "open source" e che fonda il proprio sviluppo sull'evoluzione libera dei fornitori di contenuti, a nulla rilevando il ruolo degli operatori di rete. La massima espressione della Web Tv è oggi YouTube, tanto che, secondo alcuni osservatori, lo sviluppo naturale della web tv sarà la  P2PTv, che si basa sulla condivisione di video in streaming tramite la tecnologia peer-to-peer (l'utilizzo della tecnologia peer-to-peer permette di trasmettere ad un numero elevato di persone senza l'utilizzo di server potenti e di banda elevata, riducendo i costi del sistema). Quindi, mentre nella IPTv il ruolo dell'operatore di tlc che ne veicola i contenuti è determinante per l'accesso, nella Web Tv esso è del tutto ininfluente, essendo meramente necessario, per la ricezione, che il prodotto editoriale sia presente su Internet ed abbia caratteristiche tecniche sufficienti per essere interpretato con qualità video tecnicamente opportuna dall'utente. Inutile evidenziare che il futuro sarà evidentemente dominio della Web Tv, al quale tutti gli operatori (Sat, Dtt e IP) dovranno presto o tardi uniformarsi. Ma, nell'immediato, il mercato della tv sulla rete (soprattutto on demand) potrebbe essere attribuito alla IPTv: l'istituto Abi Research stima infatti che gli abbonati mondiali della IPTv raggiungeranno i 47 milioni con un tasso di crescita annuale composto del 22,5% fino al 2014, mentre l'esaminatore SNL Kagan prevede che per il 2012 l’IPTv sarà la piattaforma dominante in due paesi, Hong Kong e Francia e conterà per più del 10% in 22 paesi dei 75 monitorati. Di tutto ciò il regolatore (Agcom) dovrà tenere conto per evitare di arrivare più tardi di quanto già sia all'appuntamento con il ricevitore unico. 
20/12/2009 19:54
 
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